564a Corsa degli Zingari 7 Settembre 2014 Pacentro (AQ)


 

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Nel tardo pomeriggio della prima domenica di settembre, quest’anno il 7 del mese, dovete essere a Pacentro.
In questo piccolo borgo fortificato dell’Abruzzo interno, mollemente adagiato ai piedi del Morrone, da centinaia di anni , a settembre, si ripete un rito che mescola sacro e profano: La Corsa degli Zingari o degli Scalzi.
Si è giunti ormai all’edizione numero 564, continuando a contendere il primato di antichità alla Perdonanza Celestiniana de L’Aquila ma solo perché non ci sono sufficienti prove dell’essere la Corsa di origine precedente.
E’ plausibile comunque far risalire questo rito,emozionante e a tratti cruento, ad antichissime usanze pagane volte a propiziarsi gli dei per ottenere un raccolto abbondante e continua fertilità della terra.
Con certezza, le notizie storiche documentate conducono fino a Giacomo ( Jacopo) Caldora, valoroso Capitano condottiero la cui fama crebbe a dismisura dopo la sconfitta inferta a Braccio da Montone nella battaglia di Bazzano del 1425, ponendo fine al lungo assedio della città de L’Aquila.
Il Caldora, feudatario e possidente delle terre del Contado di Pacentro e oltre, aveva fondato una prestigiosa scuola militare frequentata da importanti e valorosi soldati dell’epoca. Proprio in occasione della Corsa degli Zingari, si offriva in premio al vincitore, oltre il Palio di stoffa, l’ingresso nelle file dell’esercito caldoresco.
La Corsa è cruenta: il valore si misura dal dover scendere per sentieri e percorsi accidentati e spinosi dal Colle Ardinghi partendo dalla Pietra Spaccata, un grosso spuntone di roccia con una fenditura al centro, essendo i concorrenti completamente scalzi . In pochi minuti si raggiunge il guado del torrente Vella poi si risale per il fianco della collina fino a gettarsi doloranti e sanguinanti davanti l’altare della Chiesetta della Madonna di Loreto.
IL Sacro si mescola e si fonde al profano. La Leggenda della traslazione della Santa Casa da Betlemme fino a Loreto narra di una sosta proprio sul colle Ardinghi e dell’apparizione ad un pastorello che corse giù per il fianco della montagna fino al paese per dare la strabiliante notizia. La Corsa si ripete, nella devozione e venerazione della confraternita Lauretana, cospargendo di calore ed emozione intima la partecipazione dei giovani che intendono così dimostrare il loro coraggio e la loro devozione alla Santa Vergine.
Cosa succede, oggi, nella Corsa degli Zingari. L’Evento richiama migliaia di persone da ogni dove. Il cuore dei pacentrani è preso, rapito, coinvolto nei preparativi dei giorni precedenti la gara, alla ricerca del sentiero giusto, della scorciatoia meno rovinosa, della strategia che possa risparmiare fiato e ferite ai calcagni, tagli e spaccature un tempo curati in chiesa con acqua e aceto.
Nel tardo pomeriggio della prima domenica di settembre , dopo la corsa per le vie del paese degli Zingarelli ( i bambini, sempre a piedi nudi) si sta. Moderni fuochi pirotecnici ingannano l’attesa.
Concorrenti schierati, in fila, seduti, alle loro spalle l’enorme macigno tricolore della Pietra Spaccata.
I fuochi d’artificio riecheggiano violenti nella stretta vallata del Vella, poi, dopo lunghi istanti di silenzio spaccastomaco, arriva improvviso ed argentino il suono a martello della campana dalla Chiesa della Madonna di Loreto. È il via. Tutti col fiato sospeso a gridare ed incitare i concorrenti seguendoli attentamente mentre scivolano giu’ dalla montagna.
Il vincitore dopo le medicazioni viene portato a spalla dagli amici per il giro trionfale del paese. Riceverà il Palio di Stoffa simbolo del suo valore e del suo coraggio.
Il groviglio di sensazioni che questa manifestazione ogni volta riesce a suscitare, non è così facile da descrivere. Anche a vederla ogni anno, il cuore si ferma in gola, lo stesso.
Non dovete fare altro che venire e prendere parte alle emozioni.

Passeggiata


Oggi ho respirato con piacere la polvere alzata dagli operai al lavoro nei cantieri del centro.
Non ci tornavo da un po’.
Il pizzicorìo alla gola ha ceduto davanti ad un aperitivo all’ombra del Duomo di S. Massimo.
Scendo, poi, come spaesata, per vie che non riconosco più e mi perdo tra i vuoti riempiti dalle piante.
Finestre, portali, archi e scalinate. Ricami intagliati nelle pietre e mi verrebbe da scansare la polvere con una mano, come si fa con una conchiglia coperta di sabbia.
L’anima dell’Aquila è a nudo.
Ascoltiamola. Guardiamola con occhi diversi .
Ha tanto da rivelare per farsi amare un po’ di più.

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Passeggiata


Gli alberi di questa Foresta dei Sogni , che è il Parco del Castello, nascondono un tratto di mura cittadine che finisce nella Chiesetta del Crocifisso. Un raggio di sole la illumina di sbieco.
La strada è poco distante, trafficata, intasata, qui non c’è invece che il rumore del vento tra gli alberi e il cinguettare di qualche uccellino.
Giurerei di aver sentito dei violini

( sottofondo: il Mattino – Grieg)

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#Intermezzo Serale


Tornare a casa a piedi, col sole della sera, il profumo dei tigli, la primavera che sboccia incurante del cappello di neve sul Gran Sasso.
L’aria fresca sferza il viso, infilo le mani in tasca e fischietto un motivo che mi ronza nella testa.
Che bello.

( Sottofondo fischiettato: Four season in one day – Crowded House)

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