E poi..


E poi entri in una casa che sa di buono. Piccola, piena di cose, ognuna delle quali racconta una storia, un viaggio, un momento vissuto. E poi sorseggi un caffè, buono anche senza zucchero, mentre parli, ascolti, sorridi. E poi pensi all’estate e al tavolinetto in cortile, da cui non si vede la strada rumorosa ma solo i vasi di fiori e i rampicanti e non sembra davvero di stare in città. E poi, bisognerebbe sempre andare a lavorare con in bocca il sapore del cioccolato al pistacchio.
Ecco.

Il primo treno non si scorda mai.


Il finestrino appannato e disegnato di pioggia non basta a smorzare l’entusiasmo del primo viaggio in treno di mia figlia Ginevra. Quel treno che spesso ha condotto me verso luoghi che tanto tempo fa chiamavo casa, oggi porta due passeggere con animo in subbuglio, sia pure per motivi diversi. Negli occhi di bimba vedo l’emozione della scoperta, l’entusiasmo infantile per la novità, per ogni albero, ogni stazione, per il controllore guardato con timore ed il biglietto subito teso nella manina paffuta. Nei suoi occhi vedo i miei, più cupi, più spenti, con un sorriso forzato, e la tensione che piano si allenta dopo ogni chilometro di binari finito sotto la littorina a gasolio. Dovremmo sempre guardare la vita come una bimba guarda fuori dal finestrino il giorno del suo primo viaggio in treno. Senza preoccuparsi del ritorno.

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Oggi


Camminare da sola. Mi piace. Sto in silenzio, certe volte riesco perfino a non pensare a nulla. Avete presente quando ci si mette il mascara? Ecco. Oppure quando si fissa un foglio bianco. Mi lascio condurre dai passi, svoltando qua oppure là, sul momento. L’Aquila ci sta regalando deliziose giornate che ricordano l’ottobrata romanesca ed è un vero peccato sprecarle a girare in macchina. Oggi i passi mi hanno portato verso un pezzetto di città che tornerà, un domani. La salita ripida di Costa Masciarelli, quella più stretta di Costa Picenze. La cornice imponente di porta Bazzano. Le pietre annerite dell’ex Ospedale di S. Matteo Dei Bastardi, dove centinaia di anni fa erano custodite le aquile prima di portarle in centro. Nella piazzetta che apre Via Fortebraccio, si ascolta solo il rumore dell’acqua dalla fontana nel muro.
Tornerà. Tutto questo tornerà.

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#intermezzo accidentale


La ricostruzione per i vicoli stretti del Centro storico, presenta qualche inconveniente..
L’epilogo ha visto ottomila manovre, e l’intervento di una gru per spostare il carico dove serviva.

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#Intermezzo di equinozio


Avviso per le stagioni: scendiamo a patti. Voi fare il vostro dovere e rispettate le regole e io non mi lamentero’ più del facaldo fafreddo noncisonopiu’lemezzestagioni.
Oggi in teoria sarebbe il primo giorno dell’autunno. In pratica c’è il cielo azzurro che vedete, le foglie verdi, i prati ricolmi di erba crocchiante e fresca. Non percepisco l’odore del freddo, neppure annusando l’aria tipo segugio. Niente. Penso al gelato e al mare invece di sognare il camino e le castagne arrosto.
Perché sto imparando che ogni tempo ha il suo tesoro. Ogni tempo regala attimi preziosi e colori e odori e sapori che siamo sempre troppo occupati per apprezzare.
Anche nelle vie intasate dal traffico di una città come L’Aquila, in continua trasformazione. Strade che cambiano, case che tornano pulite e nuove in colori tenui o sgargianti. Vecchi palazzi che rivivono. Nei cortili in penombra non c’è più il profumo dell’età, il sapore del tempo che fu. Ora si respira intonaco fresco e vernice. Tutto scorre, nonostante le stagioni matte, nonostante il vento, nonostante mi sembri di vivere in una città nuova a metà.

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