#Intermezzo di equinozio


Avviso per le stagioni: scendiamo a patti. Voi fare il vostro dovere e rispettate le regole e io non mi lamentero’ più del facaldo fafreddo noncisonopiu’lemezzestagioni.
Oggi in teoria sarebbe il primo giorno dell’autunno. In pratica c’è il cielo azzurro che vedete, le foglie verdi, i prati ricolmi di erba crocchiante e fresca. Non percepisco l’odore del freddo, neppure annusando l’aria tipo segugio. Niente. Penso al gelato e al mare invece di sognare il camino e le castagne arrosto.
Perché sto imparando che ogni tempo ha il suo tesoro. Ogni tempo regala attimi preziosi e colori e odori e sapori che siamo sempre troppo occupati per apprezzare.
Anche nelle vie intasate dal traffico di una città come L’Aquila, in continua trasformazione. Strade che cambiano, case che tornano pulite e nuove in colori tenui o sgargianti. Vecchi palazzi che rivivono. Nei cortili in penombra non c’è più il profumo dell’età, il sapore del tempo che fu. Ora si respira intonaco fresco e vernice. Tutto scorre, nonostante le stagioni matte, nonostante il vento, nonostante mi sembri di vivere in una città nuova a metà.

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Frammenti di Viaggio


Il viaggio è nella testa.
Questa frase l’ho letta, riletta, sentita e risentita. Resta sempre vera. Il viaggio può iniziare comodamente seduti alla scrivania o sul divano, guardando un quadro, leggendo un libro. Il viaggio può essere un sogno o, in modo più semplice, una sensazione di libertà, di distacco, di spazio.
A chi vive a L’Aquila, un bel viaggio servirebbe proprio. Per rinfrancare lo spirito, dimenticare quanto di anormale e triste ancora c’è in giro, nascosto maldestramente dalle decine di gru e impalcature, dalla polvere, dalla sporcizia, dalle case colorate e pulite che qua e là fanno capolino.
Tempo fa, vi ho parlato di Palazzo Cappa: le sue mura, intonacate di fresco , incorniciano un bel portale settecentesco e illuminano una via stretta e ripida che scende fino ad incrociare la Chiesa di S. Maria di Paganica e, più giu’, Via Roma.
Palazzo Cappa è tornato alla città non molto tempo fa. Da allora, è diventato contenitore di arte e cultura ed eventi, nel suo splendido cortile fatto di nicchie e scalinate. A voler viaggiare con la fantasia, in verità basterebbe visitare Palazzo Cappa. Però in questi giorni, fino a domenica 7/09, il cortile è animato da foto che sono quadri. Frammenti di viaggi, istantanee rubate in giro per il mondo da 44 fotografi. Non c’è il terremoto, in queste foto. Per fortuna, aggiungo io. Abbiamo bisogno di pensieri positivi. Di liberare la mente. Così, volendo, in questa mostra si può essere a Venezia e un attimo dopo in Umbria, con quel vapore sottile e denso sospeso a mezz’aria a coprire il marrone bruciato della terra grassa, il celeste cristallino del Lago di Piediluco, ancora saltare in Asia , poi volare a S. Francisco per quella discesa ripida magari fatta con lo skateboard. A Berlino nel grigio di un cielo che riflette i graffiti di un muro. Le scogliere della Corsica, Il buio dei canali veneziani. Io mi sono persa in due grandi occhi e un sorriso sdentato che ravvivavano le maioliche di una casa di Marrakech. Il giro del mondo in un battito di ciglia. Come da tutti i viaggi, si torna sempre un po’ più ricchi e pronti a ripartire.

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#Intermezzo estivo


L’aria ferma, il gorgogliare dell’acqua dalle fontane a Capo Piazza e Piedi Piazza, la gente che gusta un gelato in religioso silenzio, i lampioni accesi, il Duomo che visto così , in penombra, pare intatto, ecco… Una sera così spunta fuori dal passato, direte. Preferisco credere che venga dal futuro. Ma io ultimamente sono ottimista.

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564a Corsa degli Zingari 7 Settembre 2014 Pacentro (AQ)


 

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Nel tardo pomeriggio della prima domenica di settembre, quest’anno il 7 del mese, dovete essere a Pacentro.
In questo piccolo borgo fortificato dell’Abruzzo interno, mollemente adagiato ai piedi del Morrone, da centinaia di anni , a settembre, si ripete un rito che mescola sacro e profano: La Corsa degli Zingari o degli Scalzi.
Si è giunti ormai all’edizione numero 564, continuando a contendere il primato di antichità alla Perdonanza Celestiniana de L’Aquila ma solo perché non ci sono sufficienti prove dell’essere la Corsa di origine precedente.
E’ plausibile comunque far risalire questo rito,emozionante e a tratti cruento, ad antichissime usanze pagane volte a propiziarsi gli dei per ottenere un raccolto abbondante e continua fertilità della terra.
Con certezza, le notizie storiche documentate conducono fino a Giacomo ( Jacopo) Caldora, valoroso Capitano condottiero la cui fama crebbe a dismisura dopo la sconfitta inferta a Braccio da Montone nella battaglia di Bazzano del 1425, ponendo fine al lungo assedio della città de L’Aquila.
Il Caldora, feudatario e possidente delle terre del Contado di Pacentro e oltre, aveva fondato una prestigiosa scuola militare frequentata da importanti e valorosi soldati dell’epoca. Proprio in occasione della Corsa degli Zingari, si offriva in premio al vincitore, oltre il Palio di stoffa, l’ingresso nelle file dell’esercito caldoresco.
La Corsa è cruenta: il valore si misura dal dover scendere per sentieri e percorsi accidentati e spinosi dal Colle Ardinghi partendo dalla Pietra Spaccata, un grosso spuntone di roccia con una fenditura al centro, essendo i concorrenti completamente scalzi . In pochi minuti si raggiunge il guado del torrente Vella poi si risale per il fianco della collina fino a gettarsi doloranti e sanguinanti davanti l’altare della Chiesetta della Madonna di Loreto.
IL Sacro si mescola e si fonde al profano. La Leggenda della traslazione della Santa Casa da Betlemme fino a Loreto narra di una sosta proprio sul colle Ardinghi e dell’apparizione ad un pastorello che corse giù per il fianco della montagna fino al paese per dare la strabiliante notizia. La Corsa si ripete, nella devozione e venerazione della confraternita Lauretana, cospargendo di calore ed emozione intima la partecipazione dei giovani che intendono così dimostrare il loro coraggio e la loro devozione alla Santa Vergine.
Cosa succede, oggi, nella Corsa degli Zingari. L’Evento richiama migliaia di persone da ogni dove. Il cuore dei pacentrani è preso, rapito, coinvolto nei preparativi dei giorni precedenti la gara, alla ricerca del sentiero giusto, della scorciatoia meno rovinosa, della strategia che possa risparmiare fiato e ferite ai calcagni, tagli e spaccature un tempo curati in chiesa con acqua e aceto.
Nel tardo pomeriggio della prima domenica di settembre , dopo la corsa per le vie del paese degli Zingarelli ( i bambini, sempre a piedi nudi) si sta. Moderni fuochi pirotecnici ingannano l’attesa.
Concorrenti schierati, in fila, seduti, alle loro spalle l’enorme macigno tricolore della Pietra Spaccata.
I fuochi d’artificio riecheggiano violenti nella stretta vallata del Vella, poi, dopo lunghi istanti di silenzio spaccastomaco, arriva improvviso ed argentino il suono a martello della campana dalla Chiesa della Madonna di Loreto. È il via. Tutti col fiato sospeso a gridare ed incitare i concorrenti seguendoli attentamente mentre scivolano giu’ dalla montagna.
Il vincitore dopo le medicazioni viene portato a spalla dagli amici per il giro trionfale del paese. Riceverà il Palio di Stoffa simbolo del suo valore e del suo coraggio.
Il groviglio di sensazioni che questa manifestazione ogni volta riesce a suscitare, non è così facile da descrivere. Anche a vederla ogni anno, il cuore si ferma in gola, lo stesso.
Non dovete fare altro che venire e prendere parte alle emozioni.