Nora Marchini

Pangrattato – La vita sbriciolata a L'Aquila e dintorni

Libero Spirito

Il sole inganna. Quel cielo azzurro e pulito, con le nuvole sparse di panna montata, sa di dolci tepori e di profumo di erba tagliata. Le aspettative invitano al passo lento , al respiro profondo , con le mani in tasca e lo sguardo che spazia , fuori dalla prigionia del chiuso .
Il confine della porta scopre invece la realtà delle cose. Il soffio lieve del gelido vento di Gennaio, le foglie secche e marcite ai bordi del marciapiede, tappeto consunto di tigli nudi.
Lascio che i passi mi conducano per vie silenziose , lascio gli occhi ferirsi negli intercalari di mura screpolate e ornate di piante selvatiche.
Il respiro del vento ha con sé voci sussurrate, anime che bussano alle porte sospese tra mura assenti. Non spiriti liberi , essenze incatenate e colpevoli di vite interrotte a metà.
Il rumore dei passi risuona nitido in questi spazi deserti. Forse non potrei essere qui. Forse non dovrei essere qui a cercare posti dimenticati da tempo. Forse, è giusto accettare nuove abitudini e tralasciare rimpianti. Rendere libero lo spirito di vivere ancora. Come si fa, però , se lo spirito è proprio in queste vie desolate e solitarie?
Giochiamo a nascondino con i nostri fantasmi, in una rincorsa eterna perché nessuno verrà a fare tana libera tutti.
Sarà il nostro destino di Spiriti liberi a metà .

Di NOtte Tutti i Gatti Sono Neri

per cui non li distingui. Peccato. O meno male. Tutte le cose assumono quella colorazione sfumata che confonde i contorni , diluisce le luci aranciate dei lampioni , sporca di nero fuligginoso i campi e le strade. Questa notte non vedo nemmeno la luna. Ho scovato Orione e le tre stelle della sua cintura, ma non bastano a far luce su una città intera che si è spenta. Adesso, sembra che dorma. E’ distesa, silenziosa, quasi in un abbraccio languido gettato alle sue montagne che la cullano e avvolgono. Dorme in attesa forse di un principe azzurrognolo che non verrà. Di notte, tutto è indistinto. Tutto sembra immobile e immutato. Una fotografia scattata e ingiallita dal tempo , sbiadita e consunta . Poi, ti stropicci gli occhi e scopri che è vero. CHe il buio è proprio buio, perchè la luna ha paura di guardare. Scopri che da anni non fai più la stessa strada ma cambi il giro, e consumi altro asfalto con le gomme della macchina. Scopri che è buio anche quando splende il sole, perchè anche il sole è diventato indifferente e i raggi lì butta via a casaccio da farli rimbalzare sulle cose e confonderle ancora di più. Sai perchè è buio , qui a L’Aquila? Perchè ogni scatto impietoso di macchina fotografica formato famiglia ci ruba un pezzo di anima facendosi beffe di sassi dolorosi . Perchè la gente è mescolata come le palline del bingo . Perchè l’insalata non la compri più al mercato ma nelle vaschette di plastica. Perchè l’aria sa di calce. Perchè ti serve il libricino per sapere dove è andato a finire il tizio che vendeva la tal cosa nel tal posto. Perchè, se qualcuno non glielo spiega, anche i gatti penseranno di essere diventati davvero tutti neri. E si concederanno una solenne grattata, girando alla larga da qui,

La voce del fiume

Mi fermavo a bere a questa fontanella, tornando da scuola, o il sabato sera, in quelle lunghe e calde sere d’estate , quando si poteva uscire solo fino alle 11 e già sembrava notte fonda.
L’acqua scendeva copiosa e fresca, ci si appoggiava tutti allo stesso modo, tenendo una mano sulla pietra centenaria e raccogliendo  quanta più acqua possibile, fino ad averne i vestiti zuppi.
Dietro, la vallata si spacca in due per lasciar passare tortuoso un torrente che un tempo era stato un fiume pescoso.
Da laggiù, dall’intersecarsi delle due montagne, in quelle sere d’estate, oltre al canto dei grilli, arrivava la voce del fiume.
Tutto il resto non poteva far altro che tacere.

1+1 fa 3

Mica facile. Per niente. Dire basta e ricominciare , lasciarmi alle spalle cose in cui credevo, persone di cui mi fidavo.
E invece.. stavolta tocca pure a me, che mi ritenevo salva nella mia oasi felice.
Stavolta tocca a me fare i conti con tutto, e i conti si sa, non vengono mai pari.
Per il momento, ci rimetto.

Colonna Sonora

Quando ero a lezione di pianoforte, da ragazzina, adoravo il suono del metronomo: toc toc toc toc , toctoctoctoc, scandiva il mio tempo e quello della grande sala in penombra, vuota, immensa, dalle pareti rivestite di spessa carta da parati rossa e dorata.
Aspettavo il mio turno , e intanto era come se quel rintoccare contribuisse a rallentare l’ansia che avevo dentro, il cuore adattava il suo battito , e le dolci melodie che sognavo io pure di poter suonare, erano il sottofondo della mia vita..
Gli anni del liceo, invece, turbolenti, ribelli, al diavolo tutto e tutti,  erano pieni di canzoni : ogni testo pareva scritto a mia immagine e somiglianza.
Ma era un periodo di rottura, un tentativo di lasciare indietro le cose e le persone che non mi davano serenità e trovare la mia strada.. Allora mi tuffavo nelle melodie adrenaliniche dei Guns ‘n Roses, pantaloni strappati (apposta), abbandonato il pianoforte per l’universale linguaggio della chitarra acustica, la mia stanza era il palco di uno stadio immenso e le paure rimanevano chiuse fuori la porta.
Frugando in soffitta, giorni fa, ho scovato uno scatolone ancora chiuso , dall’ultimo trasloco. Il mio nome a caratteri cubitali scarabocchiato su tutti i lati.
Lì dentro ho ritrovato le decine e decine di musicassette registrate di notte , nelle lunghissime nottate insonni, dalla radio, le canzoni più belle, quelle che ti smuovono qualcosa dentro, quelle che ti disperi per cercare gli accordi , quelle che meglio di tutti descrivono gli stati d’animo.
Le ho portate nella mia camera di oggi, momentanea, sempre precaria, pronta per l’ennesimo traslocare e partire,  le ho sistemate sulla scrivania sommersa da ogni tutto , nell’unico angolo che mi appartiene sul serio, con tutta la sua confusione perchè non butto mai nulla.
Poi ne ho pescata una a caso: il caso ha voluto che pescassi questa canzone.

“Live And Let Die” ( Guns’n Roses)

E Allora mi convinco, che il caso non esiste.

 

Pioggia

Piove, nei giorni qualunque.. piove sempre, con quella grigia tristezza che ricopre tutte le cose e rabbuia le facce contratte della gente qualunque.
Cioccolato, nero, denso, fumante, mica il ciobar.. da girare e rigirare con il cucchiaino disegnando mille forme sui bordi, guardandole scomparire lentamente e ricominciare..
Ricominciare a vivere il presente, che c’è e non c’è già più, storie e vita da comporre come le forme del cioccolato….
Diceva Sant’Agostino che i tempi della vita sono tre: il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro…
PIove sempre, in questo presente qualunque, le persone dimenticano troppo spesso questo presente qualunque , preferiscono bere il ciobar al posto della cioccolata.. e non fanno più i disegnini con il cucchiaino filante..
Troppa fretta, ragazzi, di arrivare a domani.
Gustiamoci la cioccolata sennò si raffredda.

Vieste 05/08/2005

Bianco. Un paese di Zucchero con guarnizioni di foglioline verdi e aghi di pino.

La strada è tortuosa, segue il mare che oggi è agitato e sbatte violento contro gli scogli. Vieste ha due facce: la periferia fatta di residence e campeggi, roulottes e bungalows nascosti tra macchie uniformi di ulivi; il paese vecchio, groviglio di vicoli stretti , gradinate, porte.

Mare in burrasca. Le onde si confondono sotto scie di spuma, l’alta marea investe gli scogli e lambisce i bungalows costruiti a picco sul mare. Dalla mia finestra vedo una distesa verde smeraldo, arrivano l’odore della salsedine e gli spruzzi di acqua salata. Gli scogli sono levigati e nascondono cavità sommerse. L’acqua scompare e riappare da un’apertura nascosta e impensata. Suono sordo di onde che sbattono sulle pareti della grotta.

Vieste è a picco sul mare. Si distende timida sulle rocce, avvolge l’isola del faro. Ma è fatta di zucchero. Le case bianche e le persiane verdi. Le vie strette e levigate, le scalinate ripide e le porticine, mille e mille, che si affacciano nei vicoli.

L’odore del mare è in ogni dove. Acre, prepotente, ti resta incollato ai vestiti mentre con gli occhi divori tutto il possibile e ti ubriachi di borghi antichi e madonne adornate. Mi lascio trasportare dal fiume di gente. Oggi mi sento di zucchero anch’io.

Romanzo Breve ( Storia di una capinera)

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Bang.

Ombre

Una spessa cappa di fumo stringeva la gola , locale buio, luci soffuse da abat-jours giapponesi.
Corpi accaldati, vicini, stretti, aderenti.
Scivola il bicchiere di vodka sul bancone viscido, in una lieve scia di pesca.
Sigarette come lucciole nella notte. Volti confusi, occhi semichiusi, occhi truccati, spenti, vividi, incoscienti.
Ombre.
Tavoli gremiti.
Divani stipati.
Scale.
Buio.
Vento fresco che arriva dalla finestra.
Strada silenziosa bianca di lanterne.
Rifugio. Nascondiglio. Buio.
Una mano sul seno.
Finalmente mio.

Buon Natale L’Aquila

In queste giornate a metà strada tra un autunno strano e un inverno mancato e indeciso, trovo il tempo per spolverare la bacheca di un blog preso perso e poi ripreso. Sarà la malinconia di un’affannata e affannosa ricerca di quei profumi del Natale ormai ben nascosti nelle pieghe del passato. Fuori , le luminarie gialline a forma di stelle oscillano allegre . Ero convinta di trovarle sradicate e attorcigliate agli alberi , dopo la bufera ventosa di stanotte. Invece sono lì. Come pure il presepe new age che campeggia nell’aiuola di fronte il negozio. Trovare le cose al proprio posto quando si credevano sparse ovunque, fa un bell’effetto. Rassicura. In questo nulla di un centro che di storico ha solo l’abbandono, io ascolto le canzoni di Natale alla Radio. E preparo i pacchetti con la migliore carta rossa luccicante che ho trovato in giro. Con cura. Anche se è un regalo da 5 euro. O da 10, o da 20. Non importa. Se è l’amore a muovere tutte le cose, per tutti gli sguardi languidi che concedo alle case buie, alle vie puntellate e pietrose, agli alberi spogli , ai container delle macerie, non mi stupirei di vederli sorridere. Prima o poi. Intanto, così solo com’è, questo Centro mi riscalda più delle mille luci sfavillanti di grandi magazzini impersonali. Buon Natale L’Aquila.

Ballando Sotto le Stelle

Solo che in questo caso non ci sono vestiti di lustrino, nè musiche coinvolgenti.
Perchè non definirei coinvolgente il tintinnare del suppelletilume , del vasellame e del pentolame anche se con un suo qualcosa di armonico.
La frittatina di ginevra mi è saltata tra le mani, e dire che non volevo prepararle un uovo strapazzato. Ma a volte il caso decide per noi. Ginevra pretendeva la sua sacrosanta pappa, la di lei mamma , nel mentre, ha messo il cellulare nel frigo e il parmigiano nella borsa.

Risultato?

Ho imboccato la bimba con le mani, la cena è rimasta sui fornelli e in 3 nanosecondi eravamo in macchina senza sapere cosa fare.

Abbiamo passato la notte fuori, come ai vecchi tempi. In quello stato di confusione mentale dettato dalla paura di qualcosa che arriva senza preavviso.

Dicono che dobbiamo imparare a conviverci, con queste scosse, e che ce ne saranno anche di più forti, probabilmente. Bella Scoperta.

Caro Ricercatore INGV, perchè non vieni a conviverci tu pure?

Intervallo

non avendo più a portata di mano, per il momento.. anche se come momento devo dire che è abbastanza lungo, il mio fantasticissimo Nokia dalle 1001 funzioni tra cui anche quella di fotocamera, non riesco più ad aggiornare con assiduità. Molti spunti da cogliere al volo sono invece sfuggiti e dissoltisi come l’aspirina nell’acqua. Senza lasciare nemmeno le bollicine.
Nokia, torna presto :(

La Voglia Matta

Arriva all’improvviso. Sei per strada, badando ai fatti tuoi, cercando, come ogni santo giorno che Nostro Signore manda in terra, di ottimizzare quegli scampoli di tempo che non bastano mai a fare tutto quello che uno pretende di fare. Stracolmiamo le giornate di impegni, per impedirci di pensare. Come se farci del male affogando nello stress servisse a moltiplicare il tempo . Invece serve solo a illuderci di essere gente indaffarata con una qualche importanza nella società. O , all’occorrenza, ad avere una scusa pronta all’uso.

Quindi, non te l’aspetti. Tiri fuori la lingua , compiacente, neanche avessi 3 anni, invece di anni ne hai 32 e due figure. Stai per commettere una birberia. Non ci pensi più . E Sorridi. Premi sull’acceleratore. Guardi negli specchietti. Hai paura di essere beccata. Ma da chi, che il sabato mattina la gente pigra in ciabatte e tuta mentre tu vai a lavorare e sei in ritardo come al solito.

Che poi, non sai nemmeno se è così proibito, da giustificare questa voglia matta che hai addosso.

Però la voglia c’è e non c’è miglior modo di resistere ad una tentazione : cedendovi. Grazie Oscar. Farò come dici tu.

Avete visto quanto è bella Porta Castello vestita di nuovo?

Provate a passarci sotto.

:)

Cose da Fare -1

Memo per il Sindaco:
1- Dare una ripulita ai giardinetti di Viale Duca Degli Abruzzi: Rimuovere ramo spezzato ( è lì da circa mesi 8) e pulire le erbacce.
2-Censimento degli edifici agibili pubblici: magari riunire gli uffici comunali in un’unica struttura costa meno che pagare l’affitto ai vari furbetti del quartierino. Con i soldi pubblici.

Paura

Il mio autore preferito è Giovanni Guareschi. Senza alcun dubbio. Amo di lui quello scrivere usando” si e no duecento parole” , amo il Mondo Piccolo dove il sole picchia martellate sulle teste della gente , i campi sono fatti di terra grassa che a seminare sassi viene su grano, e dove un prete clericale e un sindaco comunista fanno a cazzotti ma poi fanno a gara per salvare la pelle l’uno dell’altro.
Guareschi scriveva negli anni della Grande Guerra, dal lager dove era deportato, scriveva le sue idee dalle pagine di Candido, e spesso le affidava alle storie della Bassa. Storie inventate, ma forse più vere della realtà stessa.
In una di queste storie, Don Camillo si confida con il Cristo dell’altare. Ha paura. C’è un gatto nero dagli occhi diabolici che gira minaccioso di notte per le strade del paese. Lo ha sognato mentre affondava i suoi denti aguzzi nelle carni tenere del Bambinello. Simbolicamente, è la paura di qualcosa di sconosciuto, malefico, che aleggia sulle vite delle persone. Qualcosa di cui si ha paura proprio perchè sconosciuta. Se conosciamo il nostro nemico, possiamo esserne spaventati, ma non averne paura.

Ho pensato a queste cose, stamattina, ascoltando le notizie del telegiornale. Ho pensato che qualcosa di sconosciuto e malefico si sta impossessando del mondo, di un mondo dove l’odio chiama l’odio, dove la politica ormai si intreccia alla guerra e alla prepotenza. Dove gli interessi economici vengono barattati con il sangue delle persone. Nel mio blog è raro che io parli di politica. Anche perchè, pur avendo un’idea ben precisa, non  condivido il modo di fare politica di oggi. Soprattutto mi delude la convinzione dei potenti di poter sfruculiare  il resto dell’umanità con finti discorsi di pacificazione e democrazia e civiltà.  Con Comunicati nel cuore della notte che inneggiano ai risultati raggiunti.

Bin Laden era quello che era, se davvero è morto. ( L’oleodotto che deve passare in Afghanistan adesso passerà?)

Saddam Hussein era quello che era, se davvero è morto. ( Il petrolio dell’Iraq è tanto. Gli americani lo spartiranno con gli alleati?)

Gheddafi è quello che è, se davvero i suoi figli e nipoti sono morti. ( Il petrolio e l’Uranio e il Plutonio o quello che vi serve della Libia a chi lo diamo , Obama o Sarkozy? Pero’ gli serviva la precisione degli italiani per sganciare le bombe..)

Mi delude pensare che l’intervento italiano in Libia possa essere stato barattato con la candidatura di Draghi alla Bce, appoggiata molto opportunamente dalla Francia, come contentino, o con la Opa di Lactalis su Parmalat, oppure con i permessi di transito degli immigrati  fermati alle frontiere ( sempre francesi) . Per carità, sono pensieri miei, quindi roba mia personale che non ha nulla a che vedere con la politica e con le idee in cui credo, nè pretendo di dare informazioni esatte.

Mi delude pensare, e di questo ho paura, che nel 2011 l’unica legge ancora valida e attuale è la legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Con l’aggravante dell’interesse economico e di egemonia politica.

Mi sembra infatti che nel Darfour non ci sia ombra di interventi americani o francesi o di nessun’altro. Eppure la gente si massacra anche lì.

Il mio pensiero? chi uccide per rispondere ad un uccisione, è un assassino tale e quale .

Punto.

Previsioni Serali

Considerando che la mia dolce dolcissima pargoletta ha pisolato dalle 3 alle sei e mezza del pomeriggio, prevedo una serata sul giocoso andante, con frequenti urletti e corse per il corridoio e scariche sparse di giocattoli di vario genere.
E anche stasera il mio esame di Dialettologia e Geolinguistica va a farsi friggere. :) )

osservatorio Aquilano

Dalla vetrata d’ingresso del negozio dove praticamente vivo, trascorrendo qui gran parte della giornata, c’è un panorama da apocalissi futuristica..La natura si sta riprendendo quello che l’uomo nel corso dei secoli le ha tolto, costruendo case , strade, palazzi. L’erba solleva l’asfalto, lo sgretola, la pioggia porta via sassi e sabbia , gli alberi, non potati da mesi e mesi, adesso mostrano orgogliosi fronde ricolme e radici gonfie di linfa.
“Prima”, perchè nella nostra esistenza aquilana c’è un “prima” del terremoto e un “dopo ” il terremoto” quale riferimenti temporali e sociali, null’altro, “prima”, dicevo, questa era la strada più intasata e smoggosa della cittadina. Roba da clacson continui e nervosi e sgommate di ripicca e tamponamenti a iosa sempre allo stesso incrocio. E gente ferma ai bordi della strada a sindacare su chi avesse la precedenza e la ragione.

“Dopo”, questa strada è silenziosa, polverosa, abbandonata. Transennata sui lati per i lavori di ricostruzione di una casa si e dieci no. Vicoli sbarrati, nastri rossi di divieto, cassoni per differenziare le macerie,  il legno, i rottami ferrosi, la plastica. Ruspe camion e camionette dei militari che si annoiano a fare la ronda. Li ringrazio, mentalmente, perchè la sera almeno buttano un occhio sia pur annoiato alle nostre vetrine solitarie. E magari qualche malintenzionato ci pensa su due volte e gira i tacchi .

Il bello viene  al calar della sera: non è centro. E’ natura.  Aria pulita , fresca, profumata di tiglio. Uccellini . Raggi del sole che tingono tutto di rosa.

Silenzio.

Non è poi così male.

Mi viene il magone, a prendere la macchina e a fare rumore.

Mi viene il magone, pensando che la gente qui viene di rado, perchè , forse, ha paura di rendersi conto che la città , ferita, qui , si vede davvero. E sanguina. Non per le cose rotte. Ma perchè è stata abbandonata. Dalla sua gente.

Appetito..

Lo stomaco brontola arrivando in prossimità delle ore serali del desinare. Brontola ancora di più pensando alla tristezza che proverà aprendo il di me frigorifero che io preferisco uiltimamente chiamare Vuotorifero considerandone il sempre più frequentemente scarso contenuto.
Stasera mozzarelle e contorno improvvisato di verdure .
E se fate 2+2 è una cena da circa 15 euro ( 1kg di mozzarelle fresche euro 8,50 , 1 scatola di Pisellini freschi findus surgelati da 450g € 2,50, 1Kg di pane fresco casereccio € 2,40 , 1 lattina di birra da 0,66cl € 1, 1 cipolla bianca circa 0,50 cent, 1 carota idem, olio e sale q.b.)
15 euro = 29044 lire
vi rendete conto che con 30000 mila lire ci facevo la spesa per una settimana?
Mi è passata la fame.

Oroscopo di Oggi

L’umorismo allontana le preoccupazioni.
Considerando dove vivo, avevo pensato di fare un salto in libreria a comprare un libro delle barzellette , da tenere in tasca. Potrebbe servire allo scopo. Si sa che gli oroscopi vanno aiutati un po’..
Poi ho iniziato a leggere i comunicati del comune e le dichiarazioni del Sindaco e assessori vari e politicanti vari .
Niente libro di barzellette.
Mi basta una connessione ad internet .

Osservazioni

Il difficile, sta nel mettere da parte il proprio egoismo e le proprie abitudini. Nel rinunciare ai tacchi a spillo in favore di comode e banalissime nike, nell’accettare che qualche mattina si potrebbe uscire anche senza trucco perchè è tardi. Nel dimenticare cosa significa la locuzione ” programma in prima Serata” . Nel ricordarsi che anche noi siamo stati bambini. E tornare ad esserlo. Per questo dico, a quei genitori che ho incrociato durante queste feste pasquali, che ho visto sbuffare e arrabbiarsi e strillare a bimbi piccoli, senza motivo, solo per l’egoismo di non avere tempo per i loro giochi ma per la sigaretta si.., dico e mi auguro, che i loro figli gliela facciano pagare da grandi, l’infanzia che gli state negando. L’affetto, che gli state negando. Stronzi.

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