Nora Marchini

Pangrattato – La vita sbriciolata a L'Aquila e dintorni

Cose da Fare -1


Memo per il Sindaco:
1- Dare una ripulita ai giardinetti di Viale Duca Degli Abruzzi: Rimuovere ramo spezzato ( è lì da circa mesi 8) e pulire le erbacce.
2-Censimento degli edifici agibili pubblici: magari riunire gli uffici comunali in un’unica struttura costa meno che pagare l’affitto ai vari furbetti del quartierino. Con i soldi pubblici.

Paura


Il mio autore preferito è Giovanni Guareschi. Senza alcun dubbio. Amo di lui quello scrivere usando” si e no duecento parole” , amo il Mondo Piccolo dove il sole picchia martellate sulle teste della gente , i campi sono fatti di terra grassa che a seminare sassi viene su grano, e dove un prete clericale e un sindaco comunista fanno a cazzotti ma poi fanno a gara per salvare la pelle l’uno dell’altro.
Guareschi scriveva negli anni della Grande Guerra, dal lager dove era deportato, scriveva le sue idee dalle pagine di Candido, e spesso le affidava alle storie della Bassa. Storie inventate, ma forse più vere della realtà stessa.
In una di queste storie, Don Camillo si confida con il Cristo dell’altare. Ha paura. C’è un gatto nero dagli occhi diabolici che gira minaccioso di notte per le strade del paese. Lo ha sognato mentre affondava i suoi denti aguzzi nelle carni tenere del Bambinello. Simbolicamente, è la paura di qualcosa di sconosciuto, malefico, che aleggia sulle vite delle persone. Qualcosa di cui si ha paura proprio perchè sconosciuta. Se conosciamo il nostro nemico, possiamo esserne spaventati, ma non averne paura.

Ho pensato a queste cose, stamattina, ascoltando le notizie del telegiornale. Ho pensato che qualcosa di sconosciuto e malefico si sta impossessando del mondo, di un mondo dove l’odio chiama l’odio, dove la politica ormai si intreccia alla guerra e alla prepotenza. Dove gli interessi economici vengono barattati con il sangue delle persone. Nel mio blog è raro che io parli di politica. Anche perchè, pur avendo un’idea ben precisa, non  condivido il modo di fare politica di oggi. Soprattutto mi delude la convinzione dei potenti di poter sfruculiare  il resto dell’umanità con finti discorsi di pacificazione e democrazia e civiltà.  Con Comunicati nel cuore della notte che inneggiano ai risultati raggiunti.

Bin Laden era quello che era, se davvero è morto. ( L’oleodotto che deve passare in Afghanistan adesso passerà?)

Saddam Hussein era quello che era, se davvero è morto. ( Il petrolio dell’Iraq è tanto. Gli americani lo spartiranno con gli alleati?)

Gheddafi è quello che è, se davvero i suoi figli e nipoti sono morti. ( Il petrolio e l’Uranio e il Plutonio o quello che vi serve della Libia a chi lo diamo , Obama o Sarkozy? Pero’ gli serviva la precisione degli italiani per sganciare le bombe..)

Mi delude pensare che l’intervento italiano in Libia possa essere stato barattato con la candidatura di Draghi alla Bce, appoggiata molto opportunamente dalla Francia, come contentino, o con la Opa di Lactalis su Parmalat, oppure con i permessi di transito degli immigrati  fermati alle frontiere ( sempre francesi) . Per carità, sono pensieri miei, quindi roba mia personale che non ha nulla a che vedere con la politica e con le idee in cui credo, nè pretendo di dare informazioni esatte.

Mi delude pensare, e di questo ho paura, che nel 2011 l’unica legge ancora valida e attuale è la legge del taglione. Occhio per occhio, dente per dente. Con l’aggravante dell’interesse economico e di egemonia politica.

Mi sembra infatti che nel Darfour non ci sia ombra di interventi americani o francesi o di nessun’altro. Eppure la gente si massacra anche lì.

Il mio pensiero? chi uccide per rispondere ad un uccisione, è un assassino tale e quale .

Punto.

Previsioni Serali


Considerando che la mia dolce dolcissima pargoletta ha pisolato dalle 3 alle sei e mezza del pomeriggio, prevedo una serata sul giocoso andante, con frequenti urletti e corse per il corridoio e scariche sparse di giocattoli di vario genere.
E anche stasera il mio esame di Dialettologia e Geolinguistica va a farsi friggere. :) )

osservatorio Aquilano


Dalla vetrata d’ingresso del negozio dove praticamente vivo, trascorrendo qui gran parte della giornata, c’è un panorama da apocalissi futuristica..La natura si sta riprendendo quello che l’uomo nel corso dei secoli le ha tolto, costruendo case , strade, palazzi. L’erba solleva l’asfalto, lo sgretola, la pioggia porta via sassi e sabbia , gli alberi, non potati da mesi e mesi, adesso mostrano orgogliosi fronde ricolme e radici gonfie di linfa.
“Prima”, perchè nella nostra esistenza aquilana c’è un “prima” del terremoto e un “dopo ” il terremoto” quale riferimenti temporali e sociali, null’altro, “prima”, dicevo, questa era la strada più intasata e smoggosa della cittadina. Roba da clacson continui e nervosi e sgommate di ripicca e tamponamenti a iosa sempre allo stesso incrocio. E gente ferma ai bordi della strada a sindacare su chi avesse la precedenza e la ragione.

“Dopo”, questa strada è silenziosa, polverosa, abbandonata. Transennata sui lati per i lavori di ricostruzione di una casa si e dieci no. Vicoli sbarrati, nastri rossi di divieto, cassoni per differenziare le macerie,  il legno, i rottami ferrosi, la plastica. Ruspe camion e camionette dei militari che si annoiano a fare la ronda. Li ringrazio, mentalmente, perchè la sera almeno buttano un occhio sia pur annoiato alle nostre vetrine solitarie. E magari qualche malintenzionato ci pensa su due volte e gira i tacchi .

Il bello viene  al calar della sera: non è centro. E’ natura.  Aria pulita , fresca, profumata di tiglio. Uccellini . Raggi del sole che tingono tutto di rosa.

Silenzio.

Non è poi così male.

Mi viene il magone, a prendere la macchina e a fare rumore.

Mi viene il magone, pensando che la gente qui viene di rado, perchè , forse, ha paura di rendersi conto che la città , ferita, qui , si vede davvero. E sanguina. Non per le cose rotte. Ma perchè è stata abbandonata. Dalla sua gente.

Appetito..


Lo stomaco brontola arrivando in prossimità delle ore serali del desinare. Brontola ancora di più pensando alla tristezza che proverà aprendo il di me frigorifero che io preferisco uiltimamente chiamare Vuotorifero considerandone il sempre più frequentemente scarso contenuto.
Stasera mozzarelle e contorno improvvisato di verdure .
E se fate 2+2 è una cena da circa 15 euro ( 1kg di mozzarelle fresche euro 8,50 , 1 scatola di Pisellini freschi findus surgelati da 450g € 2,50, 1Kg di pane fresco casereccio € 2,40 , 1 lattina di birra da 0,66cl € 1, 1 cipolla bianca circa 0,50 cent, 1 carota idem, olio e sale q.b.)
15 euro = 29044 lire
vi rendete conto che con 30000 mila lire ci facevo la spesa per una settimana?
Mi è passata la fame.

Oroscopo di Oggi


L’umorismo allontana le preoccupazioni.
Considerando dove vivo, avevo pensato di fare un salto in libreria a comprare un libro delle barzellette , da tenere in tasca. Potrebbe servire allo scopo. Si sa che gli oroscopi vanno aiutati un po’..
Poi ho iniziato a leggere i comunicati del comune e le dichiarazioni del Sindaco e assessori vari e politicanti vari .
Niente libro di barzellette.
Mi basta una connessione ad internet .

Osservazioni


Il difficile, sta nel mettere da parte il proprio egoismo e le proprie abitudini. Nel rinunciare ai tacchi a spillo in favore di comode e banalissime nike, nell’accettare che qualche mattina si potrebbe uscire anche senza trucco perchè è tardi. Nel dimenticare cosa significa la locuzione ” programma in prima Serata” . Nel ricordarsi che anche noi siamo stati bambini. E tornare ad esserlo. Per questo dico, a quei genitori che ho incrociato durante queste feste pasquali, che ho visto sbuffare e arrabbiarsi e strillare a bimbi piccoli, senza motivo, solo per l’egoismo di non avere tempo per i loro giochi ma per la sigaretta si.., dico e mi auguro, che i loro figli gliela facciano pagare da grandi, l’infanzia che gli state negando. L’affetto, che gli state negando. Stronzi.

Briciole quotidiane


Torno a scarabocchiare il blog. Terapeutico. Specie dopo aver scoperto che , nello scrivere, ho lo stile di Moccia. Roba da perdere il sonno.

Sembra Ieri..


Stanotte. I soliti gesti, le solite cose.. Tv , un buon libro, socchiudere le finestre per far entrare il respiro della notte, quell’aria sottile ancora mista di inverno e primavera. Luce soffusa e rumori ovattati di una casa in periferia. Non si va a letto prima di mezzanotte, anche se la giornata è stata intensa, ci si gode gli istanti sereni della quiete domestica. Non si pensa affatto a quegli intermezzi ballerini che sempre più frequentemente stanno dettando lo scandire delle giornate. Ci sono. Vabbe’ e che vuoi che sia..roba noiosa, da sbuffarci su e aggiornare facebook . Non è ancora mezzanotte. Il divano sobbalza, più delle altre volte, i vetri tintinnano, le pareti scricchiolano. Accidenti. No. Non ho pensato accidenti. E nemmeno caspiterina. Minkia che botta. Ho pensato. E ho infilato la tuta sopra il pigiama. Come mi raccomandava sempre mia mamma, dormire con le ciabatte vicino al letto perché non sia mai si deve scappare. Ci sono cresciuta con queste parole, dal terremoto dell ’84 quando ci fecero dormire nell’asilo del paese, e sul mio materasso poggiato a terra c’era una formichina. Io non dormii per colpa della formichina. Mica per il terremoto. Ma avevo 5 anni..e a 5 anni la priorità è non far entrare una formichina nel letto. Poi nel ’97, una botta secca alle 2 e 44 del mattino. E l’armadio che era indeciso se cadermi addosso o restare al suo posto, e terriccio e polvere e briciole di pietre che venivano giù dal soffitto. Paura. Ma dopo qualche notte fuori, torni in casa a dormire. Anche se sei a un centinaio di km dal macello dell’Umbria . Però non ci pensi più. Stanotte , invece, ho messo la tuta, e anche le ciabatte. Perché qualcosa mi dice che non è come le altre volte. Un senso nascosto, si aspetta. Sa. Che dopo qualche ora sarebbe stato meglio uscire di lì. Invece si sta. In dormiveglia, in un sonno confuso e agitato. Interrotto da uno scoppio infernale, da uno spostamento d’aria che ha frantumato i vetri, e dal cemento che ha iniziato ad urlare. Lo avete mai immaginato il grido del cemento? E’ un sibilo. Assordante. È il grido della casa che disperata si difende , mentre qualcosa la afferra e le aggroviglia le budella. Spacca lo stomaco, manda in frantumi cuore e anima. Anima, soprattutto.

1..2..3..4..5..6..7..8..9..10..11..12..13..14..15..16..17..18.19..20..21..22..23.

secondi. Però credo fossero ore. A dimostrazione di quanto la teoria della relatività sia corretta, tutto va misurato in riferimento al soggetto che compie l’azione. O che subisce l’azione. Contate fino a 23. Si possono fare tante cose. Anche morire. Anche sopravvivere,  rimpiangendo chi è morto. Rimordendosi la coscienza per non aver risposto ad un ‘ultima telefonata.  Trascorrendo gli istanti successivi in un buio di corpo e mente , nel naso il puzzo di gas e di polvere, e le grida della gente nel cervello.  Sradicati, violentemente, da casa, dalla terra, sapendo che non sarebbero bastate poche notti fuori per far passare lo spavento. Le colonne di automobili che andavano, le colonne di camion che arrivavano. Di là dalla montagna era tutto normale. Negozi, case, gente al bar a prendere il caffè. E noi con le ciabatte , i capelli sporchi di intonaco e la paura negli occhi.  .. Tutto è relativo. Anche a 100 km di distanza dal macello dell’Aquila.  Poi ho scoperto che sarebbe arrivata mia figlia e Il dolore non ha più avuto spazio sufficiente.

Non so se amo L’Aquila. So che mi ha tradito.  Mi ha ferito. Di più però, mi ferisce, chi non fa nulla per lei. Anche solo stare zitto.

Un Non Buon Anniversario.

150 l’Italia Canta


Io sono Italiana.

Non meridionale, abruzzese, aquilana .

Italiana.

E ci sarà pure un motivo se sono nata qui, nel Bel Paese, e non da qualche altra parte in giro per il Mondo.  Se amo la pastasciutta , il caffè  espresso del bar con la schiumetta, la pizza .

L’Azzurro del cielo, il verde dei prati, i sassi e le pietre che in ogni dove hanno storie da raccontare.

Sei ancora giovane, Italia.. Ne hai di strada da fare davanti a te.

Buon compleanno.

12-02-2011


Oggi non è una giornata qualsiasi. Non è un sabato che si possa scordare.

Anzi.

Andrebbe segnato sul calendario con il lapis rosso a dargli l’importanza che merita.

Oggi , è una giornata di partenze e ritorni, di stazioni, di alberi che corrono dietro i finestrini di un treno. Di paesaggi che cambiano, di odori, di gente. Oggi è una giornata speciale in cui si torna indietro di 15 anni e ci si scopre bambini cresciuti, genitori con il cuore da adolescenti e problemi da adulti. E’ un giorno di ricordi, belli, brutti, un giorno di rimpianti e di com’era e di come sarebbe stato.

Perchè il presente deve essere così un peso da desiderar sempre o il passato o il futuro? Il passato non torna, il futuro non c’è ancora.

Mi ascolto mentre racconto e sento sempre le stesse parole, le stesse frasi, le stesse cose. Nulla di tutto ciò è quello che vorrei dire.

Vorrei dirvi che non siete cambiati , nemmeno con i chili di troppo o di meno  o gli anni in più, la barba e i capelli lunghi.

Vorrei dirvi che i vostri sguardi sono solo più consapevoli dell’essere diventati grandi , ma sempre uguali a come li ricordavo.

Invece non sono riuscita a dire nulla di tutto questo. Mi è bastato stare in vostra compagnia per dimenticare i miei guai, almeno per qualche ora. E le giornate così durano sempre troppo poco.

Grazie, amici miei.

Buone Feste (?)


Se poi , aggiungiamo un cocktail fatto di feste natalizie, lavoro e studio… praticamente il caffè della Peppina col tritolo è roba da nulla al confronto!

Mi ero ripromessa di aggiornare con più regolarità questo blog fatto di briciole di vita quotidiana, ma quando della vita quotidiana resta meno delle briciole stesse, allora è un po’ difficile trovare qualcosa di interessante da dire che non si riduca ad un noioso diario di faccende e lunghe code in macchina. Poi ad un certo punto, ti fermi, stupita, e ti ascolti. E ti dici:  ma che cacchio stai facendo? Ma dove  devi andare così di corsa che non hai più fiato? Che poi avere il fiato corto già alle dieci del mattino  non è da tutti. Insomma, roba da Guinness dei primati dello stress. Ogni azione ruba il tempo ad un’altra azione, ogni momento si sovrappone con un altro momento e alla fine tutto si mescola, e ti ritrovi che addobbi l’albero di Natale piazzato proprio in mezzo alla stanza perchè non c’è altro posto e tu l’albero lo vuoi , lo devi fare per forza , con una mano, mentre con l’altra afferri le cose sparse sul tavolo e girovaghi per la casa credendo di metterle in ordine  ,  in realtà spostandole solo da un disordine all’altro. Perchè nell’istante che hai preso in mano l’oggetto , hai già dimenticato cosa dovevi farne e lo abbandoni in un altro punto della casa, e cominci a pensare a quell’altra faccenda da sbrigare. Alla fine sono le due di notte, e invece di dormire sei lì stesa sotto la televisione a fare di 4 scatole e due fogli marroni sgualciti, un presepe..

Però, non è che, così , il Natale è più Natale. Anzi. Forse lo è di meno. Un Natale forzato, luci e suoni stonati, amici distratti, auguri ridotti a sms collettivi. Quelle luminarie che in tanti anni che vivo a L’Aquila , non ho mai visto. Adesso ci sono, appese a palazzi incartati con lo scotch , quello costoso , riflesse nelle vetrine piene di sassi di negozi chiusi.

Ma non vi sembra un po’ tardi?

Mai, come quest’anno, ho desiderato che il Natale passasse in fretta.

Però , il presepe e l’Albero d’argento li ho fatti per mia figlia. Lei non lo sa che nella sua città il Natale non è arrivato.

Il mio Natale è stato il suo sorriso incantato davanti alle luci .

Più scuro di mezzanotte non può diventare..


VIsta così, l’Aquila pare una normalissima cittadina di provincia che accende le sue luci per salutare la notte. Vista così, L’Aquila non sembra ferita e abbandonata . Semplicemente si stiracchia un po’ , sbadigliando, in attesa che la movida infiammi le strade e i quartieri, popolandosi di giovani ben vestiti, macchine fiammanti, cicaleggiare di gente davanti ai locali, musica a palla e fiumi di mojito e birra e bollicine e qualsiasi cosa d’altro purchè contenga alcool.

Vista così, quasi sfumata, quasi morbida, dolce, accogliente, L’Aquila ti invita, ammicca, sussurra di gioie nascoste e misteri da scoprire; si adorna del giallo e del rosso dei tigli in autunno, raffredda l’asfalto logorato dai serpenti di auto in fila , canta attraverso le bocche delle fontane. Vive.

Ho voglia di preparare una crostata profumata di bosco, metterla fuori la finestra a raffreddare e sperare che L’Aquila si svegli col sapore delle fragole.

Dopo senza prima


Tra breve , forse, torneremo a lavorare dove siamo stati per 7 anni. All’angolo di una via centrale che costeggia le mura e si tuffa nel cuore dell’Aquila . Ci saremo solo noi, per chissà quanto tempo. Niente più bar per il caffè di mezza mattinata, nè il tabaccaio o l’asilo o il barbiere o il pizzicagnolo,  nè le fughe per Via Roma , quei dieci minuti per ritrovarsi in piazza o sotto i portici a guardare di corsa le vetrine dei negozi.. Tutto è un groviglio di ferri,  sassi e calcinacci,buio e triste da sembrare, se possibile, ancora più morto di quanto non sia. E allora, noi, accenderemo mille luci , mille colori, mille addobbi. Il centro rivivrà  anche a partire da  quest’angolo qui.

Forza .

in memoria…


Nella madia forse c’è ancora del vino. Un po’ di pane bianco, anche, ancora caldo, profumato di forno. L’hanno impastato stanotte, mentre fuori era tutto buio, senza luna, senza stelle. L’alba lontana mille ore per chi è sveglio . Gli sportelli si aprono con un leggero scricchiolare del vetro, sottile, vestito dalle tendine all’uncinetto della vecchia comare. Un orologio batte le ore, il fuoco crepita serio nel camino, una candela si consuma , lenta, senza disturbo. Questa è una vecchia casa, con i gradini di pietra stretti che portano in soffitta, tra i bauli polverosi e antiche cianfrusaglie . Questa è una casa buona, che sa di pane e di lavoro; questa è una casa piena di calore, pure nelle sere gelide di quegli inverni tremendi che il cielo la manda e tutto è ghiaccio e freddo, ma qui dentro si sta bene, davanti al camino, perchè oltre la fiamma, c’è che il cuore grande di una madre scalda di più e di più ancora. E mentre ricama, al lume di candela, due lacrime le solcano il viso, perchè suo figlio è soldato, lontano, chissà dove, da qualche parte in terra straniera e non sa quando tornerà, se tornerà.
E c’è che non importa se questa è una storia di cent’anni fa, del Piave o della Russia, dell’Iraq o dell’Afghan. Ci sarà sempre un soldato, lontano, da qualche parte, chissà dove in terra straniera che non sa quando tornerà, se tornerà, che vorrebbe asciugare due lacrime che solcano un viso.
E noi, della Guerra, non sappiamo proprio un bel niente.

Sfumature


 

…c’è del grigio , del bianco, del grigio più scuro. E’ così che in fondo vediamo le cose, tante sfumature troppo spesso di un solo colore.  Invece, il cielo è azzurro, il prato è verde, i cento e cento rosoni della chiesa degradano dolcemente dall’arancio al bianco. Ogni cosa al suo posto resta com’è. La realtà però non è ciò che è ma ciò che arriva ai nostri occhi. Quindi quello che è realtà per me, può non esserlo per un altro. E quello che un altro sapientemente forma e camuffa diventa realtà , una delle tante , una forma data all’essenza per ingannare gli occhi . Cosa è più importante: la forma o l’essenza? Meglio ciò che è o ciò che vogliamo credere che sia? 

…..

“Tra corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l’anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso: è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela.”

Aristotele

…la realtà dunque è ciò che i nostri occhi vogliono vedere. Ciò che la nostra mente, servendosi degli occhi, crede di vedere.

La collina digrada dolcemente, l’erba alta di maggio accompagna il declivio , morbida, fluente, docile alle carezze del vento che soffia dai monti. Un torrente tranquillo serpeggia più a valle, rincorre i filari di pioppi e si nasconde nelle insenature , lì dove le montagne si toccano e si confondono l’una con l’altra. Il sole non picchia a martello sulle teste della gente, non arroventa  la ghiaia dei letti asciutti dei fiumi, non brucia le messi e la terra. Il sole qui è gentile, tiepido, pallido, quasi timoroso di fronte all’azzurro prepotente del cielo.

Questa è la realtà che mi piace: quella che i miei sensi potranno scoprire ogni volta che aprirò la finestra per lasciare entrare il profumo della terra, quella che la mia mente fa apparire ai miei occhi come la più bella delle realtà, quella che un giorno vorrei far conoscere  a mia figlia tenendola in braccio e regalandole il mondo.

( scritto alle 22.26 di oggi, che è un giorno qualsiasi, ma mi sento così)

Pioggia


 Un giorno, iniziò a piovere. Dalla mattina presto. Un grigiore sottile e denso si stendeva lentamente sui tetti delle case annebbiando la distesa della città e mescolandosi agli umori delle persone. Solo pioggia. Acqua dal cielo, fina e penetrante, spettacolo gratis sui marciapiedi disegnati di pozzanghere che riflettono il mondo e i passi, sui vetri delle finestre, sulle persiane verdi verniciate di fresco e su quelle sbiadite e screpolate dagli anni, nei palazzi  sbriciolati del centro. Piove. L’Acqua ti entra fin dentro le ossa, l’umido ti investe e ti riveste, riempie gli spazi vuoti, scompiglia i capelli, riga le guance arrossate. Piove sulle tegole, sulle grondaie, sulle case vuote, sulle aiuole nascoste . Non ho un posto, adesso, dove godermi la pioggia. Domani, forse. Ma è un altro giorno e si vedrà.

In un paese adagiato su una collina..


…. dove il tempo sembra essersi fermato… dove il campanile, alto, maestoso, spande la sua voce per la valle in un gioco continuo di eco strana e smorzata,la piazza di notte ha come sottofondo lo sgorgare dell’acqua dalle cannelle antiche della grande fontana… scivola l’acqua da 600 anni, senza fermarsi, e i bordi della pietra sono ormai lisci .
In questo paese ci sono tanti vicoli, tante scalinate nascoste alla vista, archi, pertugi, finestre che sembrano occhi, ciuffi di erba a incorniciare i ciottoli levigati del selciato.
Una di queste viuzze porta ad una casa, con un pergolato sepolto tra i rampicanti di lillà odorosi e verde edera, con un leone di pietra scolpito a fare da guardia alle scale, un portoncino semichiuso, perchè si sa.. nei paesi non arrivano gli echi delle rapine, qui le porte hanno tutte la chiave infilata nella serratura, e i campanelli quasi non servono..
C’è un ‘aria di tenera familiarità in quella casa, nel grande salone dal pavimento di marmo, bianco, striato di miele, imbarazzato dal rosso vermiglio del divano e dal nero pece del pianoforte che ride mostrando i suoi denti di avorio ingiallito.
C’è silenzio in quella grande casa… un silenzio operoso, perchè.. anche questo si sa.. i vecchi nei paesi hanno sempre qualcosa da fare.
Le mani rugose corrono veloci, tagliano , piegano, stringono, incollano, lente, pazienti, colorano e donano la vita.
L’argilla nasce dall’acqua e diventa un intero paese: il fornaio, il macellaio, il pastore, la contadina..ognuno ha negli occhi l’azzurro del cielo e lo splendore del sole.
Lavora nonnina, non ti fermare, sono impaziente di vedere il tuo meraviglioso presepe questo Natale..

Variazioni sul tema


9 46 49

Vedete un po’ voi di cavarne fuori qualcosa. Vi dispenso dall’inviare la percentuale a me spettante in caso di vincita!
Come ben potete notare, sto dando i numeri, letteralmente, o meglio, lottoralmente. Ciò non significa affatto che io sia giunta alla frutta. Sbagliate: sto prendendo addirittura il caffè !
Tutto questo girovagare alla ricerca di un punto fermo e’ un paradosso senza scampo come quello del buon Zenone e la sua dannata tartaruga.
Credi di aver raggiunto una meta, invece questa, subdolamente, si e’ spostata di quel millimetro che…ZAC! Devi ricominciare tutto da capo a 12.
E mentre medito di far compiere a cellulare e pc un loop completo giù dal balcone, ho deciso di riordinare tutte le cartoline ricevute nel corso degli anni, che non sono poi molte, piuttosto vanno scemando ( no, non ho amici dal fraseggio sempliciotto, e’ che ne arrivano meno) perché siamo talmente gelosi del nostro tempo da ritenere che nessuno meriti che ne perdiamo un poco a scrivere di nostro pugno due righe, a incollare un francobollo tanto ormai non si lecca neanche più , a ricordarci quel tale indirizzo in quel tale paese dove, sicuramente, c’è una cassetta postale piena solo di volantini commerciali e bollette da pagare.
Se l’Enel non si ricorda del mio compleanno, sinceramente non me ne cale un ciufolo.
Pero’ se invece del solito freddo e sbrigativo SMS, qualcuno si prendesse la briga di spedirmi una cartolina, caspita che regalo! 2 minuti del tempo altrui non li compri nemmeno con Mastercard.
Siccome credo nel buon vecchio detto ” fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te” ( per la proprietà transitiva vale anche nella sua accezione negativa) ho iniziato col ricomprare la carta da lettere.
Non potrò mai dimenticare l’espressione del negoziante quando ho fatto la mia richiesta ” ma non usi la mail?” .
Non più . Ho risposto. Non per gli amici, almeno.
Dalla scrivania delle nevrosi per il momento passo e chiudo.
( cacchio non ho parlato di cibo e cucina: starò mica diventando come lo zio compare????Aiuto!)

24 Agosto 2010


Sono tornata a rivedere posti e persone noti. Mi accompagnano caldo e afa, il fastidio delle zanzare, il frastuono delle macchine e dei motorini che nel silenzio del paese rimbombano insistenti e fastidiosi.

Sono tornata perchè sentivo che mi mancava qualcosa e credevo di scovarla nelle larghe strade che portano al Castello o nei vicoli stretti del paese vecchio. Invece, anche stavolta, è un buco nell’acqua.

Ho capito che questo peregrinare tra posti diversi e distanti altro non è che un inutile tentativo di rimandare il mio rientro a L’Aquila, tra mura e strade che mi sono ostili più che mai. Specie ora che spettri e incubi si riaffacciano prepotenti a turbare le giornate e notti già abbastanza insonni da troppo tempo.

A chi voglio mentire: fuggo da casa mia.

Per non sentire nuovamente quel rumore sordo che squarcia il sonno, il tintinnare delle suppellettili, il vuoto che ti esplode dentro quando la sedia o il letto o il divano o il pavimento iniziano a muoversi e tu non puoi controllare nulla, tantomeno le tue paure che si muoveranno all’unisono con la sedia, con il divano, con il pavimento. Con la differenza che, quando tutto si sarà finalmente fermato,loro continueranno a muoversi nella testa, continueranno a farti sobbalzare ad ogni porta che sbatte, o camion che passa, o stoviglia che cade.

Fuggo , perchè mia figlia non scopra che sua madre ha paura di non riuscire a proteggerla e non abbia più fiducia in me.

Solo che non posso scappare per sempre.

Solo che non posso mentire per sempre.

Il guaio è che anche il mio coraggio sembra essere andato in ferie. E se facessi crescere i capelli, come Sansone? Nel frattempo credo che telefonerò a mio marito , pregandolo di riporre tutte le carabattole superstiti in luoghi sicuri e ad altezza pavimento.

Chissà dove abbiamo messo la tenda da campeggio?.

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