#Intermezzo di albeggiare


Ci sono posti in cui ti senti a casa, altri no. Casa è dove hai il cuore ma anche la testa, il fegato, la milza, gli occhi e le orecchie. Per non parlare dei polmoni o del naso. Questi ultimi si accorgono subito se gli odori non ricordano nulla di familiare e non mandano quella particolare scossa al cervello che lo mette sull’attenti. Spesso, caricarsi di aspettative, non fa che amplificare il senso di delusione. Cerchi una cartolina e ogni volta speri di averla trovata. Tutte queste frasi fatte per dire che l’alba è diversa ad ogni latitudine. Oppure sono diversa io.

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Pensieri


Scavalco il nastro rosso e subito dopo il tubo di metallo dell’impalcatura. Non dovrei essere qui. Affatto. Si tratta però di quella manciata di minuti capitata in sovrappiu’ tra un impegno e l’altro, con il vento a favore e un miracoloso parcheggio libero poco distante. Penso che il parcheggio sia stato determinante. Un respiro profondo e sono dentro. Cioè osservo un tratto di mura civiche in fase di restauro, che sta regalando tesori e sorprese, ad esempio una Porta dove si pensava ci fossero solo sassi. Oppure, poco più su, costeggiando le mura dall’interno, maestose e alte, una Porta del tutto invisibile dall’altro lato. Tra il fango e la sabbia del cantiere, mentre cammino e accarezzo le pietre ripulite dallo smog e dal tempo, mi domando perché diavolo non sono mai venuta qui, Prima.
Non è di consolazione il fatto di non essere la sola.

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QUANDO L’AQUILA DISSE NO A FORTEBRACCIO: ASSEDIO E VITTORIA DI UNA CITTA’ TESTARDA


braccio celestino

Porzione di quadro di Ruther “Celestino V vince Braccio da Montone”, L’Aquila, S. Maria di Collemaggio, XVII secolo. Quadro

Tra pochi giorni, il 02 Giugno,  sarà il 591esimo anniversario della Battaglia di Bazzano ( 02 Giugno 1424): il culmine di un assedio durato più di un anno, durante il quale il condottiero Braccio Di Fortebraccio da Montone tentò in tutti i modi e con tutti i mezzi di espugnare la città di L’Aquila. Il suo immenso esercito a nulla valse contro la testardaggine e l’astuzia degli Aquilani che ebbero ragione di uno dei più grandi condottieri del secolo XV. Questo che segue è il racconto degli episodi salienti del lungo assedio e di come la vittoria ottenuta non sia stata una semplice vittoria in battaglia ma un fatto decisivo per le sorti politiche dell’Italia del 1400.  ( l’articolo completo si trova su http://www.abruzzoweb.it a questo link:

http://www.abruzzoweb.it/public/blogs/laquilaunavolta/content.php?id=554841 )

“Nessun uomo di sorta entrerà in L’Aquila”. Con queste parole, nel mese di Maggio del 1423, il Magistrato aquilano impedì l’ingresso in città di tal Braccio da Montone e del suo imponente esercito. Ebbe così inizio lo storico assedio che, per 13 mesi, stremò L’Aquila e il suo contado. L’esito della contesa avrebbe deciso il destino di gran parte della penisola italica nei tempi bui del tardo Medioevo. Il popolo aquilano, descritto dagli storici come forte e feroce, fu l’unico a tenere testa a Braccio da Montone, al quale molto più tardi fu dedicata anche una via del centro storico. L’unico a restare devoto alla propria regina pur nell’incertezza politica. L’Aquila fu la sola città che punì in modo esemplare chiunque avesse mostrato l’intenzione di scendere a patti col nemico. Pur duramente provato dall’assedio, ogni giorno l’esercito aquilano sfilava impettito dalla Porta Lavareta, la porta Barete del cui recupero oggi si parla tanto, fino alla Riviera, il quartiere antico oggi noto come la Rivera, mostrando al nemico gli armamenti migliori e ben schierati, in modo che i bracceschi credessero l’armata rivale sempre in forma e ben nutrita ed equipaggiata. In una confusa situazione politica, con la scomunica della Regina Giovanna II e l’incertezza di comando tra Alfonso D’Aragona e Luigi D’Angiò, Braccio da Montone si presentò alla Corte dell’Aquila come colui che era stato inviato per garantire la sicurezza cittadina. In realtà, l’obiettivo del potente condottiero era chiaro e ben diverso: puntava all’Aquila, ad averla per sé. Una città stremata dalla recente pestilenza ma che “clavis regni videbatur”, cioè era la chiave per conquistare lo Stato Pontificio. Andrea Fortebracci detto Braccio, nobile perugino, vissuto per l’arte della guerra e delle armi, fu un uomo capace di raggiungere in breve tempo un potere tanto grande e una tale vastità di terre e possedimenti da impensierire non poco i regnanti dei vari Stati in cui era allora suddivisa l’Italia. Eloquente, di grande ingegno, ambizioso nel suo progettare di giungere al comando supremo dell’Italia intera, Braccio si infuriò al rifiuto degli Aquilani. Spinse le sue numerose truppe verso la montagna, conquistando in breve Pizzoli, Borbona e Posta. Minacciò lo sterminio dell’Aquila se questa non gli si fosse arresa e gli aquilani si preoccuparono solo, da quel momento, di resistergli in ogni modo il più a lungo possibile. Scelsero la fedeltà alla Regina, invece della resa. (…)

#passeggiata


Turista nella mia città.
Fontana Monumentale delle 99 Cannelle – Loc. Borgo Rivera, uno dei quartieri più antichi della città, molto probabilmente già esistente ( il quartiere) prima della fondazione di L’Aquila. La fontana fu progettata e costruita da Tancredi da Pentima, ( l’odierna Corfinio vicino Sulmona) nel 1272, e leggenda vuole che i mascheroni delle cannelle simboleggino i castelli del contado che si unirono per la fondazione della città.
Chi vive vicino a tesori del genere, non sempre li apprezza come meriterebbero. Ogni tanto fare la turista nella propria città fa bene.

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Adunata Nazionale Alpini L’Aquila 2015 -#2


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Adunata Nazionale Alpini L’Aquila 2015


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Sono andata al lavoro a piedi. Da casa al negozio sono circa due chilometri. Devo essermi stropicciata gli occhi svariate volte perché io una città così allegra, colorata e viva non la vedevo da tempo. Quindi doveva essere un sogno, per forza. Nemmeno in occasione della fiera dell’Epifania, quando migliaia di persone si riversano per le vie del centro, ho più visto da tempo ( da “prima”) tante facce sorridenti. Una sferzata di ottimismo, le centinaia di bandiere tricolori, vedere che ognuno si sforza, nel suo piccolo, di presentarsi al meglio e quindi negozi puliti e addobbati e riforniti più del solito..Cammino, guardandomi intorno e sorrido. Per chi mi conosce, già solo il fatto che io stia sorridendo è un avvenimento notevole. Figuriamoci se a sorridere è una città intera. Certo, un po’ dispiace vedere che il Parco del Castello è finalmente pulito e l’erba rasata, dispiace perché avremmo dovuto farlo noi ( inteso come città) e invece ci hanno pensato gli Alpini. In due giorni. Vivo a L’Aquila da 17 anni. A mia memoria il Parco non è mai stato pulito.
Quindi becchiamoci sta lezione di civiltà e cerchiamo di ricambiare quello che gli alpini hanno fatto per noi durante il terremoto, per esempio non speculando sui prezzi in questi tre quattro giorni. Per esempio regalando sorrisi, mostrando le cose belle che L’Aquila ferita ha ancora da offrire.
Un po’ di gentilezza, anche, non guasta mai. Infine spiegando a bambini e ragazzi quanto gli Alpini sono stati importanti nella difesa di quell’idea astratta ma stranamente calda chiamata Italia.

P.s. Giuro che quando ho scattato le foto ero sobria, purtroppo la bontà di una foto dipende ancora da chi sta dietro la macchina fotografica..

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La bellezza è negli occhi di chi guarda.


Un amico ha risposto con queste parole al mio non saper commentare un’opera di arte contemporanea che negli ultimi giorni sta infiammando gli animi cittadini e non, e di cui vi diro’ più avanti. Sui miei occhi ci devono essere un paio di saporite fette di prosciutto… Almeno in questo caso. Però, da profana, non riesco a non riempirmi gli occhi, tolto il prosciutto, di una cosa così bella come è la Basilica di S. Bernardino, oggi restituita alla città dopo l’imponente restauro.
Il bianco, la luce, l’oro delle decorazioni, lo spazio ritrovato e gremito di persone. Le spoglie del Santo Bernardino da Siena accompagnate dagli Alpini.
Giudicate voi. #laquila torna piano piano ( grazie a Beatrice Sabatini per la gentile concessione delle foto)

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