Sembra Ieri..


Stanotte. I soliti gesti, le solite cose.. Tv , un buon libro, socchiudere le finestre per far entrare il respiro della notte, quell’aria sottile ancora mista di inverno e primavera. Luce soffusa e rumori ovattati di una casa in periferia. Non si va a letto prima di mezzanotte, anche se la giornata è stata intensa, ci si gode gli istanti sereni della quiete domestica. Non si pensa affatto a quegli intermezzi ballerini che sempre più frequentemente stanno dettando lo scandire delle giornate. Ci sono. Vabbe’ e che vuoi che sia..roba noiosa, da sbuffarci su e aggiornare facebook . Non è ancora mezzanotte. Il divano sobbalza, più delle altre volte, i vetri tintinnano, le pareti scricchiolano. Accidenti. No. Non ho pensato accidenti. E nemmeno caspiterina. Minkia che botta. Ho pensato. E ho infilato la tuta sopra il pigiama. Come mi raccomandava sempre mia mamma, dormire con le ciabatte vicino al letto perché non sia mai si deve scappare. Ci sono cresciuta con queste parole, dal terremoto dell ’84 quando ci fecero dormire nell’asilo del paese, e sul mio materasso poggiato a terra c’era una formichina. Io non dormii per colpa della formichina. Mica per il terremoto. Ma avevo 5 anni..e a 5 anni la priorità è non far entrare una formichina nel letto. Poi nel ’97, una botta secca alle 2 e 44 del mattino. E l’armadio che era indeciso se cadermi addosso o restare al suo posto, e terriccio e polvere e briciole di pietre che venivano giù dal soffitto. Paura. Ma dopo qualche notte fuori, torni in casa a dormire. Anche se sei a un centinaio di km dal macello dell’Umbria . Però non ci pensi più. Stanotte , invece, ho messo la tuta, e anche le ciabatte. Perché qualcosa mi dice che non è come le altre volte. Un senso nascosto, si aspetta. Sa. Che dopo qualche ora sarebbe stato meglio uscire di lì. Invece si sta. In dormiveglia, in un sonno confuso e agitato. Interrotto da uno scoppio infernale, da uno spostamento d’aria che ha frantumato i vetri, e dal cemento che ha iniziato ad urlare. Lo avete mai immaginato il grido del cemento? E’ un sibilo. Assordante. È il grido della casa che disperata si difende , mentre qualcosa la afferra e le aggroviglia le budella. Spacca lo stomaco, manda in frantumi cuore e anima. Anima, soprattutto.

1..2..3..4..5..6..7..8..9..10..11..12..13..14..15..16..17..18.19..20..21..22..23.

secondi. Però credo fossero ore. A dimostrazione di quanto la teoria della relatività sia corretta, tutto va misurato in riferimento al soggetto che compie l’azione. O che subisce l’azione. Contate fino a 23. Si possono fare tante cose. Anche morire. Anche sopravvivere,  rimpiangendo chi è morto. Rimordendosi la coscienza per non aver risposto ad un ‘ultima telefonata.  Trascorrendo gli istanti successivi in un buio di corpo e mente , nel naso il puzzo di gas e di polvere, e le grida della gente nel cervello.  Sradicati, violentemente, da casa, dalla terra, sapendo che non sarebbero bastate poche notti fuori per far passare lo spavento. Le colonne di automobili che andavano, le colonne di camion che arrivavano. Di là dalla montagna era tutto normale. Negozi, case, gente al bar a prendere il caffè. E noi con le ciabatte , i capelli sporchi di intonaco e la paura negli occhi.  .. Tutto è relativo. Anche a 100 km di distanza dal macello dell’Aquila.  Poi ho scoperto che sarebbe arrivata mia figlia e Il dolore non ha più avuto spazio sufficiente.

Non so se amo L’Aquila. So che mi ha tradito.  Mi ha ferito. Di più però, mi ferisce, chi non fa nulla per lei. Anche solo stare zitto.

Un Non Buon Anniversario.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

6 thoughts on “Sembra Ieri..”

  1. …e invece sono convinto che tu ami L’Aquila. Lo hai dimostrato,insieme al tuo consorte, riaprendo l’attività lì dov’era, pur con tutto lo sconquasso intorno.
    Chi non ama la nostra bella città sono tutte quelle persone Aquilane o no, ma che comunque ci vivono, che non fanno niente in attesa che altri facciano.

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  2. Ele sei sempre da brivido, mi dai emozioni vive e forti quando racconti di te e del tuo acerrimo ” nemico”.. ma forse è vero che non lo odi e che non odi L’Aquila…tu ne sei parte ormai, sei Aquilana vera… li ci sei ancora e non molli nonostante tutto! Credo che non siano ancora ricordi ma tutto è ancora vivo per questo ho la sensazione di viverlo….non ci sono ricordi solo il presente che non cambia da trent’anni! ma un raggio di luce e di speranza te lo ha lasciato l’ultimo terremoto…Ginevra e quindi ancora più forza di lottare per te per lei per la tua famiglia per la tua Aquila!
    Perchè non raccogli tutti i tuoi commenti e scrivi un libri su quanto succede veramente alle persone non ai muri a chi sta dentro cosa sente cosa vive credo che ne uscirebbe una storia vera……
    Sai a volte la notte mi sveglio con la sensazione di una scossetta, passami il termine visto che magari da noi si sente solo un eco lontano di quello che sentite voi, e la prima cosa che faccio nella frazione di 3 secondi è pensare a te, a voi se era forte se stai bene e poi cerco di capire se sta succedendo veramente qualcosa o era un sogno o …….
    ma so che sei forte, più forte di lui….. Le scosse ci sono state la notte ma so che tu sei in negozio e ….sei Aquilana…..per te è la normalità!!!! Più che un Anniversario è il Compleanno ogni giorno lo è visto che non si ferma…ma tu continua cosi…. Ti abbraccio

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