Gli occhi per non guardare


La calura estiva si fa attendere. Il caldo stabile delle vacanze intendo. Quello delle giornate piene di sole e vuote di vento e nuvole. Ogni tanto, come oggi, il caldo si ricorda di noi, e si affaccia giusto il tempo di farti riordinare l’armadio, poi tanto di cappello ed ecco che torna la neve sull’orlo del Gran Sasso.
Questa è , anche, L’Aquila .
Oggi , come ièri, come domani, la strada che porta dove lavoro , ha segnato l’ennesima giornata di solitudine. E non c’è’ niente peggio di una strada sola e abbandonata. Si può camminare indisturbati , saltellare sul bordo sbrindellato del marciapiede, fermarsi e stare in ascolto , sperando di percepire un rumore, un soffio di vita , fosse anche una lucertola nel suo sgusciare tra le fessure di un muro. Si può oltrepassare un cancello vietato, in pieno giorno, e ritrovarsi in una via polverosa e morta, tra portoni sfondati e violati dagli sciacalli. Catene rotte al posto di serrature. Un cestino di fiori finti , nell’androne scoperchiato di un palazzo che di antico ormai ha solo il dolore. La polvere, anche oggi, mi prende alla gola. Sono scappata. Non correndo, ma con un passo svelto e affannoso, trascinando polvere attaccata ai vestiti, tentando di non posare oltre lo sguardo su vie morte.
Ho capito perché molti non vengono più qui. In centro.

Gli occhi non sono fatti per non guardare.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

10 thoughts on “Gli occhi per non guardare”

  1. C’è un abbandono totale… d’altronde tutto ciò, in grande e in tragico, rispecchia quel sistema per cui anzichè riparare si preferisce transennare; questo lo vedo anch’io lungo le strade: un muretto a secco può cedere? Si transenna invece di ripararlo.. e così per certe piccole frane, piccoli dissesti.
    Mancano i soldi per riparare? Forse..
    Ma mancano anche perché intorno a un’opera tante sono le bocche che vogliono mangiare, e i costi salgono a dismisura, e tanti anche sono i vincoli da rispettare e i placet da ottenere: il risultato è che il lavoro non si fa e il degrado viene a far parte della normalità.
    Forse le persone, i cittadini, dovrebbero essere lasciati liberi di organizzarsi loro, aiutati sì, ma anche svincolati dalla presenza di un apparato che ormai permea invasivamente i suoi spazi.. quegli gli spazi che un tempo erano suoi.

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  2. Come si dice .. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore …
    Ma fa male lo stesso ed è terrificante vedere una città come L’Aquila abbandonata … c’è solo tristezza e niente mi sembra giusto!

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  3. Condivido quello che dici, Enrico, però sento sempre un maggior numero di persone che evitano alcune zone perché non vogliono rendersi conto di come sia ridotta l’Aquila. Un paragone macabro, quando perdi qualcuno, non vuoi vederlo nell’immagine della morte ma solo ricordarlo in vita. Per non soffrire di più .
    Kat, se tu pensi che sono foto scattate questo venerdì . .

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    1. Ciao Lex, forse è anche peggio .. io cercherò di descrivere semplicemente quello che vedo, senza politica o altre considerazioni che possano distorcere la realtà. A parte il mio personalissimo stato d’animo.
      grazie per la tua visita.

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      1. Ho iniziato a leggerti da poco come sai, ma continuerò a farlo, proprio perchè ho percepito le intenzioni di cui parli solo leggendoti…
        Grazie a te, piuttosto, per questo blog 🙂

        A presto

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  4. Giovedì sera sono tornato in centro dopo tantissimo. Mi ha fatto piacere ritrovarlo riempito di voci giovani, che nonostante tutto è là che vogliono passare le loro serate. Mi ha fatto piacere parlare con gestori di locali che è là che vogliono organizzare l’estate by night. Se le cose e le case sono rimaste così, la colpa è di pochi.

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