Quando il Social diventa (A)Social


Questa mattina, dopo circa 10 giorni di astinenza assoluta, ho ceduto alla tentazione di scorrere le colonne di un profilo facebook. Diciamo che a parziale mia discolpa l’ho fatto per rispondere ad un messaggio di lavoro sulla bacheca della nostra pagina aziendale. E ora mi sento in colpa come non lo so nemmeno io . Ho deciso , giorni addietro appunto, di interrompere ogni legame con i social network. Perchè sono un problema. Perchè creano dipendenza e trovano terreno fertile in quelle persone come me che lì ( dico lì come se fosse un luogo reale, il primo segnale di una distorta percezione delle cose) si rifugiano credendo di lasciare fuori dallo schermo la vita con i suoi problemi , le difficoltà. Facebook è un luogo per persone struzzo che vogliono inconsciamente nascondere la testa sotto la sabbia. Non dico che sia per tutti così. Per molti. Per me. Quando finalmente sono riuscita a cliccare sulla fatidica scritta “disattiva account” ( beninteso, dopo aver scaricato la copia dei miei dati come se staccando perdessi qualcosa di prezioso, cioè la mia mente scaricata su web negli ultimi 4 anni) ho avuto una sensazione di vuoto nello stomaco. Di mancanza. Di frenesia per non sapere se qualcuno mi avesse cercato o scritto o nominato o taggato o sfanculato. Ho trascorso le giornate a dimenticare apposta il cellulare da qualche parte , ben distante da me, per non cadere nella tentazione di ” puoi riattivare il tuo account in qualsiasi momento inserendo la tua mail e la tua password”. Io non voglio riattivare nulla. Lasciami in pace. IO non ho firmato un contratto col sangue per cui ho la possibilità di interromperlo quando cacchio voglio. Se ti dico disattiva, tu mi CANCELLI. Non mi conservi da qualche parte nelle pieghe del web. Facebook è gratuito e lo sarà sempre. Niente affatto. Perchè l’ho pagato caro. La mia sanità mentale e la mia libertà valgono ben più di un sito web che spilla miliardi in borsa vendendo FUMO.
Adesso, non credo sia questo il luogo per perdersi in disquisizioni su quanto possa essere labile la (mia) mente umana o quanto facilmente influenzabile o quanto più propriamente una persona possa essere imbecille da preferire un “mi piace” ad una stretta di mano o a due chiacchiere davanti ad una tazza di quellochevipare.
Adesso non prendetevela voi che state su faccialibro dalla mattina alla sera, dalla sera alla mattina con la scusa che gli amici sono lontani e non ci si vede più così spesso perchè pure i contatti li aggiungete a volatile di quadrupede canino. E ci passate pure la pausa pranzo, smollicando un tramezzino sulla tastiera e rovesciandoci il caffè per poi venire in negozio a lamentarvi perchè non i tasti non rispondono .
Perchè questo è uno sfogo mio personale, roba mia che non è diretta a nessuno in particolare all’infuori di me stessa. Per cercare di smorzare il senso di colpa di stamattina e la rabbia derivata dalla consapevolezza dell’incalcolabile valore del tempo che ho perso rubandolo al lavoro a mio marito e a mia figlia .

Tutto qua. O quasi.

 

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

10 thoughts on “Quando il Social diventa (A)Social”

  1. Tutto ciò che sa di costrizione e di autoimposizione è destinato a crollare, questo io credo, questo io spero.

    Siamo ciò che siamo, non ciò che vorremmo essere…. imporsi un ruolo, rientrare in un ruolo “normale”, in quanto forzatura non costituisce un riavvicinamento alla realtà, ma al contrario un allontanamento da essa, quand’anche fosse rappresentata, sia pur in parte, da un mondo parallelo come quello dei social nerworks.

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    1. hai ragione, credo di essermi soffermata sul primo rigo..
      il mio pensiero non cambia comunque..credo davvero che uscirne sia salutare, per chi come me, non è in grado di controllare adeguatamente gli effetti collaterali

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  2. Quasi Nora.
    Il perché lo sai tu… e qualcun altro.
    Facebook, come qualsiasi social network, è stato creato per mettere in contatto persone, che vi si incontrano secondo i propri desideri, tutto dipende sempre dal movente.
    C’è chi frequenta perché è solo e può scambiare opinioni e allargare le proprie vedute e c’è chi lo usa per adescare donne al fine di portarsele a letto o per manifestare la propria vanità; per molti è un rifugio che svia dai problemi reali, per altri è il mezzo per affrontarli e/o approfondirli e/o per conoscere veramente l’altro, magari soltanto leggendo quanto scrive o le foto che pubblica; c’è chi è curioso e cerca verità e trova infine qualche risposta, comparando, osservando, meditando, sul web.
    La rete è importante in un mondo che vuole che tutti siano omologati a credere quanto viene propinato dai media nazionali e, in ogni caso, è preferibile l’interazione on line che la visione unilaterale della TV, non credi?
    McLuan in proposito aveva idee molto chiare: il mezzo è il messaggio, anzi il massaggio, un massaggio dell’ego, a volte può prenderci la mano, dipende sempre dalla testa di chi usa i media.
    Sai che internet è ormai anche a scuola?
    Frequentare i social network serve anche a tutelare i propri figli dai pericoli del web e tua figlia non è solo tua, è figlia del mondo attuale, usarà il mezzo molto meglio di te e molto prima che tu sappia capire che cosa stia facendo davanti allo schermo.
    La vita non è solo taglio unghiette piedini bimba ritrosa o crostata alla marmellata di visciole; ma se per te le ragioni dell’esistenza sono circoscritte al tuo mondo familiare e lavorativo in una città sbriciolata che continua a farvi tremare la terra sotto i piedi nulla da eccepire, tranne una domanda: perché un blog wordpress?
    Buona vita a te, quando avrai voglia di parlare sul serio sai dove trovarmi, ti offrirò una tazza di quel-che-ti-va e una fetta della mia crostata con la marmellata d’arance che conosci bene o di prugne del mio albero, forse riuscirai a tirare su la testa dalla sabbia e trovare il coraggio di scavarti l’anima guardandomi negli occhi, sempre che ti interessi aprire la mente parlando con persone che non la pensano come te e che non hai voluto conoscere.
    Restiamo umani, cioè lasciamoci la possibilità di visioni comuni, questo è il senso del con-di-videre; cantarsela e suonarsela da soli non è accordo corale, ma un monologo egocentrico chiuso in una città di provincia sempre più fuori dal mondo.
    Buon blog,
    Ciao

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    1. Ciao VeryChoosy come ti chiami oggi,
      come ho scritto anche nel post, questa è roba mia personale e di nessun altro. Nel senso che è una decisione presa per un mio percorso di riflessione su cosa è diventata la mia vita sociale e come lo è diventata. Non ci sono altre motivazioni . Me ne sono andata proprio per tirare fuori la testa dalla sabbia. rendermi conto che non vivo la realtà, questa realtà scomoda e deprimente della mia città che rifiuto di accettare da circa tre anni e mezzo. Mi nascondevo in facebook e gli svantaggi superavano di gran lunga gli indubbi vantaggi di essere in contatto con persone difficili da raggiungere per altre vie o mezzi o messaggi/massaggi. Penso alle mie cugine americane, alla mia amica più cara che vive in Belgio, a tante persone che per fortuna loro e sfortuna mia, non vivono ad un giro di macchina da me. Io parlo sempre sul serio, anche quando scherzo o ironizzo. Per proteggere mia figlia devo essere lucida, e non lo ero più, la mente coinvolta e avvolta in spire di nebulosa e pericolosa quasi depressione. Per alzare la testa devo ripartire proprio da quella piccola isola che è la mia famiglia e da cui parte il mondo intero. Riscoprire i contatti umani, il calore di parole dette , appunto, guardandosi negli occhi. Mi dispiace, molto più di quello che puoi immaginare, di essere indicata come quella che non ha voluto conoscerti perchè , pensa un po’, ritenevo il contrario. E Scavo , scavo, la mia anima forse anche troppo, altrimenti non avrei deciso le molte cose che ho deciso oltre uno stupido social network che di social ha ben poco. Non credo che si possa conoscere qualcuno da quello che pubblica o scrive o condivide. Io stessa spesso scrivevo a cavolo condividevo a cavolo , per vedere l’effetto sortito. Dietro una tastiera siamo tutti forti e bravi e intelligenti. Ecco, guardarsi negli occhi è l’unico modo per scoprire le menzogne. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, credo fermamente in questo. Perchè un blog? perchè non voglio cantarmela e suonarmela da sola, ma condividere con chiunque abbia la voglia e la pazienza di leggere, le righe e tra le righe. Qui, scrivo della mia anima e della mia mente, del mio amore e del mio odio. Senza bugie. Ovvio che mi interessano le idee diverse. Nemmeno tu mi conosci, lo vedi?
      Grazie per il tempo che passi a leggere queste mie cose, e per il tempo, prezioso, che spendi per commentare.
      A presto.

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  3. Non ho mai demonizzato i Social però quando l’aspetto della dipendenza comincia a far sentire i suoi effetti e ruba la vita reale sostituendola con il virtuale, allora è utile e coraggioso un passo indietro. Ti saluto dalle Canarie, anche i blog servono per accorciare le distanze 😉

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  4. Cara Nora,
    grazie per la tua risposta.
    Tu dici che non ti conosco e di certo è vero, ma forse non immagini quanto tu sia riuscita a comunicare, anche parlando poco (e sempre in tono) anche solo con i tuoi occhi, sempre diretti e limpidi, offuscati soltanto, a volte, da un pudore che ti è insito, lo stesso pudore che probabilmente ti aiuta e salva.
    Bella la tua lettera, così spontanea e vera, mostra quegli aspetti di originalità e acutezza che ho visto in te e che ritrovo.
    Mi piace quel tuo dire “non voglio cantarmela e suonarmela da sola”, è molto in sintonia con quanto sento.
    A volte penso anch’io di eliminare ogni traccia di me dalla rete, ma ahimè, lo sai meglio di me, una volta fattici 4 passi le orme restato.
    Penso che scrivere serve e, se qualcuno ci legge, poter scambiare idee può aiutarci ad “accordare” gli strumenti in modo che quel canto sia corale, il che mi parrebbe cosa divina.
    Tu conosci il mio nome e se vuoi puoi usarlo, va benissimo se mi chiami Gaia, in virtù di quel solletico interno che sento sempre e che, alla fine, mi fa sorridere e ringraziare la Vita.
    Ciao, continua a scrivere, sei brava.
    🙂

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