Appunti di viaggio


Sono distratta.
È impossibile , per me, in questo momento, distogliere lo sguardo dal finestrino impolverato del treno.
C’è tutto un mondo, fuori, intento a risvegliarsi e a vestirsi dei colori tenui di una primavera ancora timida e ritrosa.
Lo scalcinato treno monovagone della tratta L’Aquila- Sulmona, arranca sui binari che costeggiano la Subequana e la Valle dell’Aterno, rimandando il mugolio del motore diesel che strattona ad ogni ripartenza.
L’Aterno si incunea tra le montagne, mostra orgoglioso un’acqua riottosa e spumosa per i dislivelli e le strettoie, incurante dei rami spezzati e dei grovigli di sterpi che affollano le sponde pietrose.
Velocemente, stazione dopo stazione, piccole basi solitarie vuote di viaggiatori , mi allontano mentre guardo l’Aterno gonfiarsi . Rivoli sparsi gli portano acqua e lo spingono giù fino al Pescara.
Inspiro. Espiro.
Respiro, nell’attesa di quel varco improvviso che spalancherà la Valle Peligna agli occhi del viaggiatore , dopo le rocce a strapiombo delle Gole di S. Venanzio.
Oltre, l’aria è piena. Ha uno spessore diverso, scivola setosa dalle narici fino ai polmoni: sa di buono.
Sa, di cose normali, di vita quotidiana, di passeggiate per le viuzze del centro, sa di caffè, quello appena macinato in un bar del Corso.
Anche il silenzio, nella stazione semideserta, non è fatto di assenze: c’è, perché la vita, dentro le case, sta riposando.
A L’Aquila, per le vie del Centro, c’è silenzio ed è un vento freddo di case vuote , umide e marcite. Di luci spente.
Comein un cimitero, a L’Aquila c’è il silenzio che viene dall’Assenza di vita.
Spicchi di città, è vero, si intestardiscono nel vestirsi di quotidianità. Mascherano la decomposizione inesorabile e lenta di una bestia morente.
Mentono, sapendo di mentire.
Tornando, l’oscurità profonda nasconderà alla mia vista la conca aquilana e i suoi alberi quasi del tutto spogli, ritardando di qualche breve istante la consapevolezza di riprendere la sopravvivenza solita.
Lascerò sul treno le facce sorridenti e il chiacchiericcio della gente ai tavolini del bar, le chiese aperte e le navate illuminate di candele, i negozi luccicanti, il calore degli amici e tutte le cose con cui mi sono riempita gli occhi, avidamente in questa breve gita fuori porta.
Da stasera, ritroverò lo stesso sguardoo vuoto che accomuna tutti gli A Aquilani.
Buona Pasqua.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

2 thoughts on “Appunti di viaggio”

  1. Un bel viaggio, un racconto dettagliato e capace di rendere partecipe il lettore dei sentimenti, delle emozioni dell’estensore.
    Il ritorno è mesto, il dolore che si prova di fronte all’ingiustizia per le ferite sofferte ci interroga su quanto sia ragionevole credere che esso sia il prezzo per una nostra crescita, la pena per un nostro peccato, l’espiazione per una nostra colpa.
    E’ solo la Natura e il suo divenire, che è anche il nostro: in essa, inscindibili, ogni gioia e ogni dolore, estreme bellezze e profondi orrori, pagine lucenti e inafferrabili misteri.

    Buona Pasqua… sia questo il giorno anche per una nostra personale resurrezione. 😉

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