2014 Buon Anno L’Aquila


Siedo.
Ho lasciato la finestra socchiusa per liberarmi dei vapori della prima cena del nuovo Anno. Un freddo sottile si insinua tra le fessure delle tapparelle, l’odore dell’inverno sgombra la testa dai pensieri aggrovigliati dell’anno appena trascorso.
Oggi, è il giorno della lista dei buoni propositi, da scrivere sull’agenda per avere sempre a portata di mano qualcosa da disattendere puntualmente.
Oggi , è il giorno degli addi a vecchie (mal)sane abitudini che riprenderemo immancabilmente tra un paio di giorni, avvezzi come siamo ai rimorsi e alla scarsa volontà.
Oggi, è il giorno del bastaconleamiciziefasulle. Coltiveremo solo quei rapporti che meritano. Ed invece verrano su cavoli a merenda, perchè non siamo contadini e sono le amicizie fasulle ad aver già lasciato noi.
” Non possiamo imporre la reciprocità dei sentimenti” , hai ragione , mia saggia amica. Solo fregarcene se non c’è trippa per gatti o , al peggio, domandarci se , in fondo in fondo, non siamo proprio noi ad essere così insopportabili e inadatti alla coltura desiderata. Tutta una questione di alchimie e persone e interessi giusti e comuni al momento opportuno e posto opportuno.
Voi pensate che una città in cui una buona fetta della restante popolazione soffre di allucinazioni visive poichè scambia le tristi gallerie di uno pseudo centro commerciale per i Portici del Centro Storico e si illude che passeggiare avanti e indietro su mattonelle lucide sia la normalità, possa offrire le persone giuste e gli interessi opportuni per instaurare relazioni sociali?
Qui si litiga. Qui si divorzia. Qui ci si lascia. Qui ci si sfancula.
Qui si rimane chiusi in casa a usare facebook perchè si può evitare il contatto umano e ritrovarsi ancora una volta a parlare di terremoto e di tudoveabitavi e inqualeCASEstai .
Qui ci si suicida. Come altrove, del resto. Ma qui un po’ di più.
Qui si muore, lentamente, delicatamente, senza rendersene conto, di oblio e tristezza. Qui, chi può se ne va.
Eppure qualcosa si muove.
Oggi , cammini per strada e schivi camion, gru, operai. Transenne e cantieri. Palazzi che rivestiti a nuovo spuntano lucenti dietro case diroccate e ti lasciano senza fiato.
Non perchè siano particolarmente belli. Prima, anzi, ti facevano anche un po’ schifo, nell’accozzaglia di stili , nella nefandezza artistica di imbruttimenti urbanistici decisi senza un criterio nel corso dei secoli. Ma se Prima, blateravi di vivere in una città disordinata e incapace di imbellettarsi per accogliere la gente architettonicamente e umanamente, ora anche la casupola riportata a nuova vita sembra la Cappella Sistina e tu pensi ” L’Aquila Bella me’..te voglio revede’”.
Oggi, che è già 2 Gennaio, il mio foglio dei buoni propositi ha un solo rigo: Sorridi.
Il resto verrà da sè.
#Buonanno a tutti.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

6 thoughts on “2014 Buon Anno L’Aquila”

  1. Il momento più incoraggiante che vedo nel post è quello che nasce dalla lettura della conclusione: il riprendere, il rifiorire di un’attività vitale. Ma, immediatamente dopo, mi viene anche da domandarmi se vi sia bisogno di una distruzione per poter avere, dopo, qualcosa da costruire… e, se la risposta fosse questa, poveri noi che vediamo il futuro soltanto come riedificazione del passato.
    Ed ha ragione la tua amica che dice che non si può imporre la reciprocità dei sentimenti, ma aggiungerei anche che non si può imporre la coincidenza del loro manifestarsi in modo contemporaneo: la vita è strana, qualcuno può sfuggirci per un attimo e, un attimo dopo, siamo noi a sfuggire, a spostare lo sguardo altrove.
    Ma che fare? Che fare per il nuovo anno?
    Redigere minuziosamente un elenco di buoni propositi?
    E perché poi devono essere sempre obbligatoriamente qualificabili come buoni?
    Che siano propositi! Il tempo ci dirà se avremo impiegato il nostro impegno e le nostre risorse in qualcosa che ci ha arrecato vantaggio o anche ha arrecato vantaggio ad altri, perché essere utili o non inutili o peggio ancora dannosi, dovrebbe essere un impegno per tutti, il minimo.
    Buon anno! 😉

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  2. Grazie Nora, ti leggo sempre con piacere, buon anno pure a te e alla città che descrivi con tanta amarezza e una punta di speranza. Ho amato L’Aquila subito, per quella congerie di architetture che tu definisci accozzaglia e che invece la rendeva unica, coi suoi balconcini fioriti e la diversità di ogni palazzo, dal più umile al più altisonante col bugnato in bella vista. Ciò che della città non mi piaceva era l’aria che vi si respirava, malata di provincialismo, eppure, quando vidi passare per la prima volta il corteo storico che andava a Collemaggio per la Perdonanza, ebbi chiaro come in un lampo che il carattere della città risiedeva in quella testarda e incredibile coesione che faceva di tanti ceti e persone un unico fiato. Un afflato, per dirla in termini poetici, che rendeva la città inimitabile, l’orgoglio dell’appartenenza, del passato che più volte l’ha piegata e dal quale è riemersa più forte, più vivace e compatta, tanto da renderla “immota”. S’è mossa la città, ma ancor più si muoverà se perderà, oltre al suo Centro Storico, l’amalgama degli umori che erano la sua peculiarità, quel vocìo del mercato o dei ritrovi caldi mentre fuori il gelo batteva alle tempie e alle ossa, il desiderio di una “tazza” per scaldare le mani poco use alle carezze, nell’abitudine a gesti essenziali e schivi. Credo che sia questo il motivo che porta gli aquilani al centro commerciale, allo struscio che manca sotto i portici, dove incontrarsi per gli auguri e comunicarsi con un sorriso: ci siamo, siamo ancora qui, insieme. Le persone si separano, divorziano si suicidano perché stanno male dentro, e perché, come disse un collega aquilano, “quando si passa un terremoto come quello che è stato da noi si potano tutti i rami secchi, resta solo il tronco”, come a dire che da un evento tale si salva soltanto ciò che davvero è importante per la propria vita: un vero amore, un figlio, la certezza interiore che nulla potrà toglierci quel che siamo nel più profondo di noi stessi. Il mio augurio è che da quel tronco mutilato rinascano foglie e fiori: in fondo, la Primavera è vicina, già c’è più luce.

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  3. Ele, volevo chiederti se avevi letto il mio ultimo post su doppiozero, ormai risalente al 23 dicembre scorso. Non che tu sia obbligata a commentare… mi riferisco solo all’eventualità che ti sia sfuggito… 😀

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