#Intermezzo di Bufera ( o dei delitti e delle pene)


Particolare della Fontana
Particolare della Fontana

(In questo Blog non si fa della politica. Premessa utile e necessaria da rammentare. Ci sono delle cose di cui, però, non si può fare a meno di parlare)

A L’Aquila, certi giorni, c’è un cielo così azzurro che dimentichi tutto il resto e rimani col naso all’insù incantato, come non avessi mai visto una roba simile in vita tua.

Poi passa una nuvola, per caso, di lì e uno sbattere di palpebre riporta alla consapevolezza e ai piedi per terra.

Ti butti in macchina, macini asfalto e chilometri. Traffico. Rotatorie. Semafori. Strade chiuse e percorsi alternativi.

In fondo , nell’egoismo di ognuno, quello che succede al di là del clacson, non è affar nostro. Non lo sarà fino alla prossima condivisione su Facebook a pappagallo, leggendo solo il titolo di questo o quell’articolo altisonante.

Ora, capita che al di là di quel benedetto clacson possa esserci qualcosa che si chiama vita sociale e civica. Senso civico.

Una roba che dovrebbe essere insegnata a  scuola e prima ancora a tavola, in famiglia , tra la pastasciutta e il companatico.

Capita che , a distanza di quasi cinque anni dal terremoto, continuino o comincino ( dipende dal colore politico che vogliamo considerare)  a cadere nomi importanti sotto i colpi delle inchieste. Che si vada avanti a scoprire l’acqua calda, in fondo, perchè come ogni buon paesotto di provincia con mentalità un po’ retrograda e chiusa, chi sa non parla , fino a quando si scoprono gli altarini e allora giù tutti ad additare perchè ” si sapeva”.

Dunque , il punto su cui mi soffermo non è il sapere o il non sapere. Non è nemmeno giudicare l’ignominia di chi , per poco o per tanto, in MALA FEDE cioè con il chiaro intento di farlo, abbia imbrogliato o approfittato o speculato. Dal 6 aprile in poi qui c’è una tale confusione di ruoli leggi pensieri parole opere ed omissioni che tutti indistintamente, un qualche errore lo abbiamo commesso. E l’unica distinzione che posso concedere è tra chi lo ha commesso, appunto intenzionalmente e i poveri cristi che non solo hanno sbagliato ma ci hanno preso pure le mazziate e alla fine pagheranno per tutti.  Perchè si sbaglia anche , o soprattutto, a non far nulla. A tacere. A chiudere un occhio o forse tutti e due. A pensare a se stessi invece che considerarsi parte di una comunità.

Il Sindaco si è dimesso. Conferenza stampa, blablabla tira e molla tradimenti e sfiducia, manifestazioni con numeri variabili di partecipanti, sostenitori, accanitori. Le solite cose.

Il Sindaco mi ha fatto pena. Mi è sembrato un pupazzo messo lì a prendersi gli schiaffi di coloro che sono saliti sulla giostra e cercano di afferrare il fiocco per vincere un altro giro. IO non lo so cosa c’è dietro. Nessuno, credo, dei cittadini saprà mai quali intrecci è capace di tessere la politica , se quello che si vede è tutto vero o se la realtà delle cose, come al solito , non è che relatività e vediamo quello che vogliono farci vedere. Basta leggere le interpretazioni nei commenti agli articoli da parte dei sostenitori di questa o quell’altra parte

Terremotu guerra e peste, chi ce se spianta e chi ce se riveste.

Mi soffermo su una sensazione avuta, mentre scorrevano le immagini che raccontavano della bufera finita in prima pagina come un mostro a sentirsi dire Ve l’avevamo detto che a L’Aquila sono tutti dei truffatori ma quale terremoto, ma quale dolore, ma quale male di vivere, ma quale cuori che  crepano guardando foto di luoghi diventati ricordi e incubi. Ma quale disgregazione sociale, ma quale ricostruzione cantieri pratiche..

HO pensato: Minchia Sindaco, tira fuori gli attributi, come non hai mai fatto fino ad oggi. Incazzati, reagisci, ecco l’ultima occasione per azzerare tutti i porci millantatori che speculano e hanno speculato sulla loro stessa città, sulla loro storia, sugli sciacalli venuti da fuori per azzannare il ricco piatto di carne ancora sanguinante. Basta con i nonso vedremo chiamerò Roma, sentiremo a Roma, andremo a Roma. Per una volta, trasformati in Peppone  il Sindaco compagno che prende il registro e lo spacca in due con le mani nude e decide, contro il partito, per il bene del suo paese e grida Viva  il Re Viva La Repubblica Viva L’Esercito, con il fazzoletto rosso al collo.

E invece, quest’ultima occasione è svanita, le dimissioni sono arrivate, il clima è cambiato. Roma non risponde . Tutto ciò che a Roma hanno detto, è un comunicato di una decina scarsa di righe. Ecco, l’importanza che hanno concesso. Mentre sulle prime pagine, L’Aquila soffoca di fango.

Sono una povera ignorante in materia politica. CRedo ancora nelle idee e spero che , da qualche parte, ci siano uomini , in senso assoluto, degni di amministrare la Res Publica. Non so cosa sia meglio per La mia città , se avere ancora un Sindaco che non può o non vuole decidere o non avere più un Sindaco con tutto quello che ci pioverà addosso. Non difendo il Sindaco. Non lo giustifico. NOn Difendo nè giustifico chicche e sia.

Il Fatto è’ che non pensavo si potesse stare peggio del 6 Aprile.

E invece.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

4 thoughts on “#Intermezzo di Bufera ( o dei delitti e delle pene)”

  1. In effetti io non so cosa dire, non conoscendo abbastanza la situazione… mi viene da pensare però che anche l’Aquila sia vittima delle contrapposizioni nazionali, delle reciproche delegittimazioni, ove, fra un annuncio e l’altro, i “furbi”, sempre presenti, cercano di accaparrarsi una parte, magari anche piccola, del bottino, se non altro per non dover poi rimproverare a se stessi di non aver approfittato della situazione, di non essersi chinati a raccogliere quella facile moneta d’argento abbandonata lì, sul selciato.
    Le persone in gamba, all’altezza, forse esistono, ma non convengono a chi vuol essere sopra di loro… il potere non ama il potere, preferisce aver a che fare con sottomessi, con ossequiosi subalterni. 😉

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      1. Non si può candidare una che crede ancora nelle ideologie. Sarei fuori tempo e fuori luogo. Mi mangerebbero in un solo boccone. E Comunque non sarei in grado. Ci vogliono coraggi e competenze che io non ho. 🙂

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