L’Aquila Silenziosa – Mostra Fotografica di Marco Equizi. Mu.Sp.A.C.


Il Mu.Sp.A.C. ( museo sperimentale per le arti contemporanee) si trova in un MUSP. Pare un gioco di parole, invece è solo il nuovo lessico aquilano che comprende termini nuovi e ricorrenti: musp, map, c.a.s.e.
Una città scomposta in moduli provvisori, mescolati come le palline della tombola.
Per cui non sono affatto stupita di ritrovarmi a percorrere una strada brecciata piena di pozzanghere per raggiungere la mostra fotografica che ho deciso di visitare oggi. Anche le strade sono precarie, così come gli edifici.
Oggi, è una giornata strana. Verrebbe voglia di chiudersi in casa e risparmiarsi i ricordi che si leggono negli occhi di chiunque si incontri.
Invece eccomi qui: so già che avvertiro’ l’assenza, che il silenzio sarà palpabile, sbattuto su una carta pregiata e lucida, fino al punto da colarne via ed entrarmi negli occhi.
Mi aspetto di vedere l’anima di L’Aquila in queste foto e Marco Equizi, avvocato con la passione per la fotografia, non delude.
La disposizione è semplice ed ordinata, suddivisa in zone e con l’indicazione, accanto ad ogni foto, del luogo cui si riferisce e del Quarto di appartenenza. Note utilissime: molti scorci, non più frequentati da anni, sono come scomparsi dalla mente che si rifiuta quasi di associare il ricordo della vita ad una strada silenziosa e vuota.
Bianco e nero, luce naturale, il che, tecnicamente, dovrebbe voler dire pazienza e lunghi tempi di esposizione.
Bianco e nero, luce ( della luna, dei lampioni, delle lampade dei cantieri) che taglia le immagini formando prospettive e fughe.
Nessuna foto è piatta. In ogni scatto l’occhio trova la strada per guardare oltre, proseguire, sorpassando la fontana circondata di pietre sparse a Piazza Fontesecco o il ripido sdrucciolo di via Crispomonti o ancora lo slargo di Piazza Machilone.
Lo sguardo è spinto, oltre.
Quella che a prima vista sembra immobilità, si trasforma nel respiro di una città, ferita e dilaniata ma non ancora morta.
Mi coglie un senso di attesa, l’assenza di movimenti è sostituita da una sensazione di tempo sospeso. Proprio ” come il fotogramma di un Home Video bloccato in pausa fino a quando lo spettatore non si deciderà a premere di nuovo il tasto Play”.
Avrei bisogno di silenzio per scrutare meglio ogni scatto: la sala invece è, giustamente, piena e l’autore si muove tra i visitatori fornendo spiegazioni e dettagli tecnici.
Mantiene il suo aplomb di avvocato ma è difficile non far trapelare un filo di emozione e soddisfazione.
Intanto, l’anima di L’Aquila e il suo respiro sono appesi alle pareti provvisorie di un edificio provvisorio, come tanti. Ognuno di noi visitatori, volente o nolente, uscendo ne ha portato un soffio con sé.
Bravo Marco. Perché, a dispetto di tutto, non sono foto tristi: malinconiche ma con un battito di speranza.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

2 thoughts on “L’Aquila Silenziosa – Mostra Fotografica di Marco Equizi. Mu.Sp.A.C.”

  1. …un sentire denso di emozione, uno spessore di sentimento che quasi non riesce a far emergere ciò che il ricordo, l’attesa, la speranza vorrebbero dichiarare.
    Auguro a te, a Marco, a tutti gli aquilani e a chi L’Aquila l’ha amata tanto come me, che presto, presto il prima possibile, la città possa ritrovare quella individualità inimitabile che le appartiene e che il terremoto ha così violentemente distrutto.
    E’ ora di pensare al futuro, ricostruire, senza psicologi né tentativi, rimboccandosi le mani, ACCETTANDO che quel che è stato è stato, ma ci si rialza dopo la caduta, e si riprende il cammino.
    Un grande abbraccio forte, in questo giorno di memoria.

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