Le solite scuse


Non ne inventerò di nuove. Le idee frullano per la testa, si scontrano con quei due tre neuroni ancora rimasti in attività e non logorati dalla confusione mentale di chi vive in un non luogo a procedere. Le idee frullano, sbattono le ali ma non si lasciano afferrare dai retini delle sinapsi. Per cui difficile che riescano ad arrivare fino alle dita e all’inchiostro di una penna o, più modernamente, ai tasti di una diavoleria elettronica.

Questo blog nacque come raccoglitore senza anelli di pensieri sparsi, pretese di raccontare episodi di vita quotidiana simili a tanti altri, talvolta comici, talvolta meno. Fece un giro o forse due tra ricette e maldestre invenzioni culinarie, per accompagnare, infine, il tentativo di trovare un qualcosa di benchè minimamente positivo in tutto questo sfracassume del terremoto aquilano. Pangrattato perchè vita sbriciolata. Perchè di questa vita aquilana non restano che le briciole, e qualcuno si illude ancora di volerle raccogliere e farne nuovamente una pagnotta. Mentre bisognerebbe impastare acqua lievito e farina tutto da capo e poi sperare che non venga fuori un pastruglio colloso e immangiabile. Perchè gli ingredienti son quelli , ma il pane dorato e croccante mica viene sempre. Viene se sai come mescolare gli ingredienti con sapienza e amore.

Amore.

Se non c’è amore in quello che si fa, sia esso il lavoro o una pagnotta di acqua farina e lievito, le cose non riescono. Le cose muoiono. Le idee non si fanno acchiappare.

Per cui vorrei raccontarvi di quei palazzi verniciati di fresco ma vuoti, di quelle case poco distanti da essi e ancora frantumate, delle strade groviera , delle strade chiuse, di quelle aperte e ingolfate di smog e macchine incolonnate. Della puzza di chiuso nelle gallerie commerciali il sabato pomeriggio e dell’aria fresca e fina di Campo Imperatore. Dell’odore di muffa camminando tra i vicoli stretti del Centro mortalmente Storico, delle pozzanghere, dei sanpietrini divelti dai camion e dalle ruspe, dei portoncini sfondati e richiusi con le catene e i lucchetti. Dei panni stesi da sei anni, che ormai hanno perso ogni colore.

Non cerco scuse, per non aver ancora raccontato tutto questo ( che poi in fondo lo racconto a me, per non dimenticare). Solo che è difficile afferrare le idee e addomesticarle quando si vorrebbe scappare via.

Fuori, stasera, c’è vento. Anche dentro.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

3 thoughts on “Le solite scuse”

  1. …mancanza d’amore, indubbiamente.
    Dove il “ricavare” è prioritario si perdono brandelli di anima.
    Se a velleitarie illuse fate turchine terrone che usano parole come zappa avessi preferito il dono di sé in un semplice abbraccio oggi sapresti usare gli accenti.

    Mi piace

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