DON CAMILLO, PEPPONE E QUEL TRENO CHE PASSAVA DI QUA


E’ bello osservare, scrutare, scoprire. Questo  è successo un giorno mentre guardavo per l’ennesima volta il film Il Ritorno di Don Camillo. Non ci avevo mai fatto caso, allo sfondo dico. Era un paesaggio brullo come tanti. Da quando vivo a L’Aquila, alcuni paesaggi sono ormai noti e uno di questi l’ho trovato in questo film. Non ho scoperto nulla, in realtà, il Paese di Rocca di Cambio che ospitò le riprese del film ricorda spesso l’evento. Però fa sempre piacere trovare un pezzo di Terra nostra, dove meno ce lo aspettiamo.  

doncamillo

Il profumo dei tigli ha qualcosa di magico: riempie l’aria di note dolciastre, inebria, distrae. Interrompe per un istante il corso dei pensieri. Così, capita che, nel frastuono della trafficata statale verso San Gregorio, tenendo i finestrini abbassati questo profumo si intrufoli nell’abitacolo della mia macchina rovente e con esso arrivino, improvvisi, i ricordi.

Immaginare, ricordare, sono cose che richiedono quiete. Mi fermo, senza stare lì a pensarci troppo. Sono nella piccola stazione di Paganica, i treni mi hanno sempre trasmesso una dolce sensazione di indefinito, di arrivi e partenze per chissà dove.

Stavolta, uscendo sulla banchina semi deserta, nel silenzio della campagna torno indietro nel tempo, chiudendo gli occhi, fino a un giorno imprecisato dell’inverno tra il 1952 e il 1953. Questo sole, che adesso picchia a martello sulla testa della gente, in quell’inverno lontano illuminava pallido uno stuolo di personaggi insoliti per questi luoghi aquilani.

Personaggi tra cui spiccavano un certo Fernand Joseph Désiré Contandin dettoFernandèl, un tal Gino Cervi e un regista di nome Julien Duvivier. Sto citando una parte del cast del secondo film della saga don Camillo, Il ritorno di don Camillo.

Delitto e Castigo, recita Guareschi nel suo Mondo Piccolo: don Camillo lascia mestamente la sua amata terra, spedito in esilio montano dal vecchio vescovo, a causa del suo temperamento burrascoso. Delitto e Castigo: Don Camillo parte, siede sconsolato nei vagoni  spogli di un treno a vapore. Fate caso, nel film, a ciò che Don Camillo/Fernandèl osserva scorrere dal finestrino.

Non è Brescello. Non è la grassa terra della Bassa Parmense. Si può distintamente riconoscere la nostra campagna, la collina del convento di Fossa, i filari spogli dei pioppi, le cime imbiancate del Velino-Sirente. Don Camillo è qui.

Come luogo del suo esilio, il paesino sperduto tra le nuvole, Julien Duvivier, regista attento e scrupoloso, sceglie Rocca di Cambio, cosa nota ai più. A me, invece, sorprende e meraviglia  scoprire e riconoscere un pezzetto della campagna aquilana di allora. Un Mondo Piccolo fatto di terra brulla che a seminare grano vengono su sassi.

Non so dire, pur avendo cercato in lungo e in largo, se la stazioncina dove don Camillo scese fosse proprio questa piccola Stazione di Paganica. So solo che per qualche tempo, quel pretone di campagna, dal cuore buono e mani grandi come badili, e il sindaco Peppone, il comunista che si toglieva furtivo il cappello passando davanti la porta aperta della Chiesa, sono stati qui.

Lo sbuffare della littorina a gasolio che arriva stancamente in stazione, mi riporta alla realtà. I tigli profumano, l’animo è inquieto. Ci sarebbe davvero un gran bisogno oggi, mi dico, di due tipi come Peppone e Don Camillo. Non credete?

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

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