QUANDO L’AQUILA DISSE NO A FORTEBRACCIO: ASSEDIO E VITTORIA DI UNA CITTA’ TESTARDA


braccio celestino
Porzione di quadro di Ruther “Celestino V vince Braccio da Montone”, L’Aquila, S. Maria di Collemaggio, XVII secolo. Quadro

Tra pochi giorni, il 02 Giugno,  sarà il 591esimo anniversario della Battaglia di Bazzano ( 02 Giugno 1424): il culmine di un assedio durato più di un anno, durante il quale il condottiero Braccio Di Fortebraccio da Montone tentò in tutti i modi e con tutti i mezzi di espugnare la città di L’Aquila. Il suo immenso esercito a nulla valse contro la testardaggine e l’astuzia degli Aquilani che ebbero ragione di uno dei più grandi condottieri del secolo XV. Questo che segue è il racconto degli episodi salienti del lungo assedio e di come la vittoria ottenuta non sia stata una semplice vittoria in battaglia ma un fatto decisivo per le sorti politiche dell’Italia del 1400.  ( l’articolo completo si trova su http://www.abruzzoweb.it a questo link:

http://www.abruzzoweb.it/public/blogs/laquilaunavolta/content.php?id=554841 )

“Nessun uomo di sorta entrerà in L’Aquila”. Con queste parole, nel mese di Maggio del 1423, il Magistrato aquilano impedì l’ingresso in città di tal Braccio da Montone e del suo imponente esercito. Ebbe così inizio lo storico assedio che, per 13 mesi, stremò L’Aquila e il suo contado. L’esito della contesa avrebbe deciso il destino di gran parte della penisola italica nei tempi bui del tardo Medioevo. Il popolo aquilano, descritto dagli storici come forte e feroce, fu l’unico a tenere testa a Braccio da Montone, al quale molto più tardi fu dedicata anche una via del centro storico. L’unico a restare devoto alla propria regina pur nell’incertezza politica. L’Aquila fu la sola città che punì in modo esemplare chiunque avesse mostrato l’intenzione di scendere a patti col nemico. Pur duramente provato dall’assedio, ogni giorno l’esercito aquilano sfilava impettito dalla Porta Lavareta, la porta Barete del cui recupero oggi si parla tanto, fino alla Riviera, il quartiere antico oggi noto come la Rivera, mostrando al nemico gli armamenti migliori e ben schierati, in modo che i bracceschi credessero l’armata rivale sempre in forma e ben nutrita ed equipaggiata. In una confusa situazione politica, con la scomunica della Regina Giovanna II e l’incertezza di comando tra Alfonso D’Aragona e Luigi D’Angiò, Braccio da Montone si presentò alla Corte dell’Aquila come colui che era stato inviato per garantire la sicurezza cittadina. In realtà, l’obiettivo del potente condottiero era chiaro e ben diverso: puntava all’Aquila, ad averla per sé. Una città stremata dalla recente pestilenza ma che “clavis regni videbatur”, cioè era la chiave per conquistare lo Stato Pontificio. Andrea Fortebracci detto Braccio, nobile perugino, vissuto per l’arte della guerra e delle armi, fu un uomo capace di raggiungere in breve tempo un potere tanto grande e una tale vastità di terre e possedimenti da impensierire non poco i regnanti dei vari Stati in cui era allora suddivisa l’Italia. Eloquente, di grande ingegno, ambizioso nel suo progettare di giungere al comando supremo dell’Italia intera, Braccio si infuriò al rifiuto degli Aquilani. Spinse le sue numerose truppe verso la montagna, conquistando in breve Pizzoli, Borbona e Posta. Minacciò lo sterminio dell’Aquila se questa non gli si fosse arresa e gli aquilani si preoccuparono solo, da quel momento, di resistergli in ogni modo il più a lungo possibile. Scelsero la fedeltà alla Regina, invece della resa. (…)

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

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