Lasciarsi portare


Sono passati un po’ di giorni, in effetti, da che avrei dovuto raccontare questa storia che poi storia non è ma semplice evasione dalla routine quotidiana. A me comunque , non pare affatto una cosa da nulla: il ” lasciarsi portare”.

Cosa vuol dire? Vuol dire che in questa città , L’Aquila, ancora abbastanza sconvolta ma un po’ meno rispetto allo strazio di quasi sette anni fa, ogni tanto qualcuno si ricorda di avere una testa pensante, permette ai neuroni di fare la sinapsi ed ecco che tira fuori dal cilindro una cosa che si chiama Domenica Fuori Porta. Che tradotto in termini spiccioli per me significa ” lasciarsi portare”.

Marco, Beatrice, Alessia ed Elisa. Intanto grazie.

Per i miei quattro lettori invece: immaginate la domenica mattina, il profumo di caffè, la certezza  che in questa giornata dovrete pensare solo al bello e al buono. Da gustare, vedere, annusare, toccare, ascoltare. Da ridere, come in gita alle medie, mentre col bus qualcuno ti scarrozza senza fretta verso piccoli angoli di questa meraviglia di terra che è l’Abruzzo. Con le pause, con gli occhi lasciati pure loro liberi di spaziare dal finestrino. Con il vicino di sedile che guarda-ci-sei-anche-tu. E i sapori del vino, sapete, quello che sa di uva e per niente di tetrapack, bianco rosso e rosato che io ne ho bevuto golosa tanto da credere ” adesso scoppio a ridere come una matta” e invece niente, c’era solo il buono e il formaggio casereccio e quelle salsicce fuoriserie che   ti riconciliano col mondo intero proprio. E chissenefrega, tanto non devi guidare ma solo ” lasciarti portare”.

Giulianova, poi Teramo.  Piano, senza fretta. Fretta di andare dove? Quando una cosa è bella, vorresti che non finisse mai. Per cui respiri, rallenti il passo, lasci il cellulare in tasca, ti accorgi che ad alzare la testa dallo schermino malefico, c’è ancora il cielo e gli alberi e i palazzi antichi e le chiese e le nuvole. Di nuovo assaggi, gusti, assapori, sperimenti : quella pasta e fagioli che sa di casa, le castagnole ( o mignozzoli o come li chiamate voi) ancora calde e zuccherate e spolverate di cannella. Il vino cotto e il caffè buono senza zucchero.

Piano. Prepari il palato alla sorpresa finale, un trionfo di cioccolata e aromi e spezie e frutta secca che dire sensuale è poco.

Piano. Con il sapore del cioccolato ancora in bocca puoi tornare verso casa, anzi, puoi lasciare che qualcuno ti faccia tornare verso casa. Chiudere gli occhi. Nella testa? Una lavagna bianca, pulita. La vita frenetica e complicata e incasinata è rimasta al capolinea almeno fino a stasera.

Fate voi. Io la prossima Domenica mi lascio portare di nuovo. Fuori porta.

  
  
  
  
  
  
  
  

( cercate su Facebook la pagina Una Domenica Fuori Porta)

qui: https://www.facebook.com/UnaDomenicaFuoriPorta/?fref=ts

 

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

4 thoughts on “Lasciarsi portare”

  1. Complimenti Eleo-Nora sai trasmettere in maniera esemplare a chi ti legge l’atmosfera dei luoghi di cui narri siano essi storici che di vita quotidiana, si potrebbe dire di esserci stati e di aver provato le stesse sensazioni.

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