Pensavo al Venerdì Santo ed è già Pasqua 


Ci sono situazioni in cui dovremmo liberarci dalle emozioni, aprire gli occhi ed osservare con attenzione quello che ci capita tutto intorno. Ci sono situazioni in cui dovremmo agire così mentre in realtà ci comportiamo esattamente al contrario e può succedere di vivere ad esempio una Processione del Venerdì Santo all’Aquila da una posizione privilegiata e restare fermi a subirne le emozioni forti e l’odore acre dell’incenso. Questo è accaduto a me, fin dal momento in cui camminavo frettolosa lungo il Corso stretto già pieno di gente, nonostante fossero appena le 19 e mancasse ancora un’ora all’uscita della Processione. Ho percorso i pezzi di strada per arrivare nella Basilica di San Bernardino guardando a terra, cercando una concentrazione che ero consapevole di non avere a sufficienza. San Bernardino era affollata di gente,  in molti,  già sul sagrato e sulla scalinata antistante, erano pronti a accodarsi ai simulacri di arte moderna che sarebbero usciti di li’ a poco, portati a spalla dai gruppi di volontari. San Bernardino era illuminata e rumorosa, poco simile a una Chiesa in cui si stava tenendo la veglia di un morto importante, addirittura il Cristo. San Bernardino con i suoi legni dorati, l’altare illuminato ( in fondo alla navata) solo da un faretto puntato proprio verso il Tabernacolo, San Bernardino tornata a essere bellissima e avvolta in una nuvola grigia di incenso.

Ho provato a mescolarmi in un pulviscolo di gente, scattando foto con inquadrature rigorosamente sbagliate, girando a zig zag tra le statue di Remo Brindisi che sono truci, sono scarne, quasi paurose nella loro personificazione del dolore umano. Viene da distogliere lo sguardo, gli occhi ne escono graffiati, a avere anche una minima predisposizione d’animo alle emozioni in questa sera strana in cui si respira una normalità che L’Aquila ha smesso di conoscere da 7 anni. Ascolto, parlo, domando. Ho un lavoro da svolgere, provare a catturare i momenti di un Dietro Le Quinte che invece mi sfugge perché stasera sono troppo coinvolta. Perché stasera, Venerdì Santo 25 Marzo 2016, mi sembra di vedere la Processione per la prima volta. Non c’è il dolore di un evento triste: c’è il sollievo per un qualcosa che torna a essere normale. C’è la frenesia nel correre per le strade del Centro ancora buie, Via Tre Marie e Via Patini e attraversare Via Sallustio schivando pezzi di sassi, cumuli di detriti, sporcizia  con la sola luce del cellulare. Correre, sui tacchi che stupidamente ho tenuto su, per arrivare in Via Marrelli, proprio sotto la Torre di Piazza Palazzo che per secoli ha scandito con la sua campana la vita della città. Arrivare, prima della Processione. Vederla calpestare, col suo seguito di Cavalieri, religiosi, autorità e comuni fedeli, di nuovo una parte di città che, sinceramente, quasi avevo dimenticato che faccia avesse. “È questa Via Marrelli?” Mi sono sentita domandare. Cioè io ho domandato indicazioni ad un passante. Era Venerdì Santo. Era una serata di cose normali ritrovate. Oggi è Pasqua, con la colazione ricca e i salumi e i formaggi. Normalità. Che bella sorpresa da tirare fuori dall’uovo.

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Autore: Nora Marchini

Nell'aggiornare le info sui profili perdo sempre la capacità di sintesi. Non che io abbia tutte queste cose da descrivere. Faccio la mamma. Lavoro nell'IT ( Information Technology cioè i computer e tutto ciò che c'è di informatico ed elettronico). Leggo per passione. Scrivo per passione e perchè mi fa stare meglio. Cucino per rilassarmi. Vivo in quel che rimane della città di L'Aquila.

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