#Intermezzo Serale


Tornare a casa a piedi, col sole della sera, il profumo dei tigli, la primavera che sboccia incurante del cappello di neve sul Gran Sasso.
L’aria fresca sferza il viso, infilo le mani in tasca e fischietto un motivo che mi ronza nella testa.
Che bello.

( Sottofondo fischiettato: Four season in one day – Crowded House)

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#Intermezzo quasi primaverile


Sembra che a L’Aquila non esistano le mezze misure. O gelo siberiano o caldo tropicale.
Stupisce, ogni volta, la facilità con cui si passa dall’una all’altra situazione e viceversa.
Oggi per esempio è una giornata perfetta: cielo, fiori, profumi, sole, tempo .
Già, perché che se ne fa uno di una quasi primavera se poi non ha il tempo di sedersi su una panchina ad ascoltare l’acqua sgorgare dalla fontanella?
La vita di tutti i giorni è un puzzle senza disegno da seguire. I pezzi li abbiamo tutti, sta a noi incastrarli nel giusto modo. Salterà fuori anche la panchina.

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Tutta mia la città


L’auto. Stasera è lei a condurmi per vie deserte e silenziose.
Con me c’è musica vintage. Chitarre acustiche , voci melodiche. Distendono le rughe della fronte. Quasi, le mie labbra assumono la piega di un sorriso.
La facciata rosa a scacchi della Basilica mi attende alla fine del viale , splendida e isolata . Profuma di erba umida e terra bagnata. Spengo il motore per non rompere il silenzio. Spengo la musica. Spengo i pensieri. Per una manciata di minuti siamo solo io e la città.
Ogni aquilano dovrebbe trascorrere una manciata di minuti solo con la sua città. Sentirla respirare sotto la polvere e i sassi. Dietro i teli dei cantieri o dei puntellamenti. Ricordarsi dell’odore che ha la primavera quando arriva e il prato di Collemaggio quando rinverdisce.
Passare. Fermarsi. Respirare.
Sorridere.
E andare avanti ancora un po’.

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