#intermezzo agitato


il brutto della modernità tecnologica è che se scrivi e cancelli e poi riscrivi, non resta che l’ultima parte . Le cancellature ,le frasi scombinate o banali , più banali che scombinate a dirla tutta, abbandonano la bellavista in cima al foglio, piuttosto che in mezzo o di lato, per essere divorate dal cursore lampeggiante di uno schermo.
Questo, per dire che mi è difficile, stasera, trovare parole e sensi adatti, che non abbiano parvenza di maionese impazzita . Quando Egli torna a farsi sentire ( da me, perché in realtà molti altri lo salutano di frequente) immancabilmente di notte, immancabilmente al termine di una giornata in cui ti sei detta “ok. Ce la posso fare. Ok. Pensiamo positivo. ” Ecco. Il mio cervello fa tilt. Non capisco dove sono, cosa faccio, perché minchia sto ancora qui, in una città semovente e agonizzante, perché la mia casa deve avere una torcia e una coperta, in ogni angolo , da afferrare al volo all’occorrenza. Il mio cervello, dal 6 aprile 2009, ha rimosso dal registro dei suoni il rumore del boato che precede una scossa. Io quel rumore non lo sento più: anche se altre 100 persone accanto a me lo sentono distintamente, io avverto una sensazione di sordità momentanea che ovatta ogni cosa.. Mi difendo, come posso, da Lui. Salvo poi, piangerci su. È pesante . Considerare la vita con un ” prima di ” e un ” dopo di “.
Non è propriamente come la scoperta dell’America che divide l’età medievale da quella moderna. Nemmeno come le foto di un taglio di capelli. Il prima e dopo presuppongono un qualche miglioramento di una condizione esistente. Qui invece, non si fa che peggiorare. Gli umori, il sonno , gli incubi, e la sveglia dentro la testa che ti fa aprire gli occhi sempre intorno a quello stesso orario.. Così scopri che in tv , di notte, non c’è un gran che da guardare.
Pesantezza.
Mi sento come una bustina di the lasciata troppo in ammollo.

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Ombre


Una spessa cappa di fumo stringeva la gola , locale buio, luci soffuse da abat-jours giapponesi.
Corpi accaldati, vicini, stretti, aderenti.
Scivola il bicchiere di vodka sul bancone viscido, in una lieve scia di pesca.
Sigarette come lucciole nella notte. Volti confusi, occhi semichiusi, occhi truccati, spenti, vividi, incoscienti.
Ombre.
Tavoli gremiti.
Divani stipati.
Scale.
Buio.
Vento fresco che arriva dalla finestra.
Strada silenziosa bianca di lanterne.
Rifugio. Nascondiglio. Buio.
Una mano sul seno.
Finalmente mio.